Un giorno di tanti anni fa, il Buddha stava meditando sotto a un meraviglioso albero di fichi insieme ad alcuni discepoli.
A un tratto passò davanti a loro un uomo, che riconobbe il Buddha e iniziò a insultarlo. Pronunciò parole irripetibili, urlò in preda alla rabbia, minacciò di compiere atti tremendi.
Gli allievi ne rimasero sconvolti. Alcuni scapparono, altri si alzarono, pronti a difendere il loro maestro.
Buddha, invece, non fece una piega: continuò a meditare in totale serenità, come se quell’uomo non esistesse.
Quando costui se ne andò, uno degli allievi chiese a Buddha: “Maestro, perché non hai replicato e non ti sei difeso dagli insulti? Come hai potuto permettere a quell’uomo di trattarti così?”.
Buddha gli rispose con un’altra domanda: “Se io ti regalo un cavallo e tu non lo accetti, di chi è il cavallo?”. L’allievo ci pensò per qualche secondo, poi rispose: “Se io non lo accetto, resta tuo”.
Buddha, allora, concluse così: “Lo stesso vale per le cattiverie: se non le accetti, quel veleno resta sulla bocca di chi le ha pronunciate; se le accetti, il veleno entra nel tuo corpo e genera rabbia.
E la rabbia genera sofferenza in te e nelle persone che hai intorno.
Rifiuta le parole di odio e sarà come se nessuno le avesse pronunciate”.
📚 𝑬𝒔𝒕𝒓𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒂𝒍 𝒍𝒊𝒃𝒓𝒐:
Succede sempre qualcosa di meraviglioso - Gianluca Gotto
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