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Alberto Sturiale - Human Design Counselor

@humandesigncounselorPublic Channel

Canale di ispirazione e condivisione PER il Ricordo di Sé 🌟

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Apr 8, 2026
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Channel Information

Channel Information
Channel NameAlberto Sturiale - Human Design Counselor
Username@humandesigncounselor
CategoryCitazioni Ispiratrici
Languageitaliano
CountryItalia
Membri2,721
Channel TypePublic Channel
Created8 apr 2026
Last Updated15 ott 2026 • 7 giorni fa
StatusActive

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Ultimi post

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«Devo migliorare».
«Devo superare questa paura».
«Devo diventare diverso da come sono».

Spesso siamo abituati ad affrontare il cambiamento partendo dalla convinzione che, così come siamo, non andiamo bene. Dobbiamo cambiare… migliorarci.

E alla paura di perdere ciò che conosciamo si aggiunge quella di non essere abbastanza capaci, preparati, forti per affrontare ciò che verrà.

«E se fallissi?»
«Se perdessi quello che ho costruito?»
«Se non riuscissi a tornare indietro?»

Possiamo restare fermi a lungo, aspettando di diventare la persona che pensiamo di dover essere per cambiare.

Ma il cambiamento autentico comincia dall’accogliere quello che c’è.

Riconoscere la paura.
Vedere ciò a cui siamo attaccati.
Accorgerci di quello che ha ancora valore e di ciò che continuiamo a mantenere soltanto per timore di perderlo.

Accogliere significa partire da dove siamo, senza aggiungere il giudizio di essere sbagliati. Da qui possiamo riconoscere anche ciò che chiede di cambiare.

Nel linguaggio di Human Design, questo significa lasciare spazio alla nostra natura: il nostro Sé.

A questo serve la pratica di Strategia e Autorità (Ascolto di Sé): sperimentare un modo di decidere che rispetti il nostro funzionamento, anziché lasciare che siano la paura o l’idea di dover dimostrare qualcosa a guidare ogni scelta.

Una pratica quotidiana, che richiede esperienza e il tempo di riconoscere come la nostra Autorità si esprime.

La paura può esserci.
Possiamo ascoltarla senza affidarle ogni decisione.

Che cosa cambia se, invece di chiederti «Come posso diventare migliore?», cominci a chiederti «Come posso accogliermi, così come sono?»

Quando cominciamo ad accoglierci e a fidarci di ciò che siamo… possiamo riconoscere quella guida interiore che è già presente in noi: la nostra natura, il nostro Sé.
E lasciarci guidare.

Buon fine settimana.

🍂️️️️️️Individualmente Insieme 🍂️️️️️️

🔸 Riflessione ispirata all’attuale transito del Sole nella Porta 32 – La Durata: la paura di fallire e il riconoscimento di ciò che può continuare ad avere valore.
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A volte scegliere è difficile perché significa rinunciare a qualcosa a cui teniamo.

Che cosa ha ancora valore nella tua vita?
Che cosa continui a portare avanti per paura di perdere o fallire?

A partire da un brano di Roberto Assagioli, condivido una riflessione sul riconoscere ciò a cui dire sì e ciò che possiamo lasciare andare.

👉🏼️️️️ Leggi l’articolo:
https://www.humandesigncounselor.com/frammenti-di-se/scelta/

Buona lettura.

💌 Ho condiviso questo articolo anche nella newsletter inviata stamattina, insieme all’analisi dei transiti e ai miei prossimi eventi. Una riflessione collegata all'attuale transito del Sole nella Porta 32: la paura di fallire e il riconoscimento di ciò che ha valore e può durare nel tempo.

Ps. per chi lo desidera ho pubblicato sul mio canale You Tube e sui social un piccolo video dove esprimo quello che secondo me è una valida riflessione che ci porta il tema della Porta 32 nel rapporto tra amarezza e successo, in particolare per noi Proiettori.

Buon ascolto.

Human Design Counselor

Scegliere consapevolmente: cosa lasciare andare?

Scegliere consapevolmente significa riconoscere ciò che vale e cosa lasciare andare. Una riflessione tra Assagioli, Human Design e Counseling

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CAMBIARE NON SIGNIFICA FALLIRE
Cosa conservare, cosa lasciare andare?

L’autunno – con i suoi colori cangianti e caldi – rende manifesto qualcosa che, per quanto infastidisca la nostra mente identificata, fa parte integrante della vita: il fatto che tutto cambia!

Nulla dura per sempre.
Tutto è in continuo cambiamento.

Le foglie cambiano colore e cadono.
L’albero resta, attraversando anche lui la sua trasformazione.

E, per quanto il cambiamento faccia parte della vita… davanti al cambiamento possiamo sentire paura.

«E se non avessi le risorse per sopravvivere?»
«Se perdessi ciò che ho realizzato?»
«Se questa scelta non funzionasse?»

In questi giorni possiamo sentire la paura di fallire, che può farci titubare di fronte a decisioni importanti: cambiare lavoro, rimettere in discussione una relazione, lasciare un’abitudine o un modo di pensare che ci ha accompagnati fin qui.

Siamo invitati a fare il punto della situazione e a riconoscere cos’è davvero importante per noi… adesso.

Non tutto va cambiato.
Non tutto va conservato.

La questione è riconoscere ciò che ha ancora valore e ciò che, per continuare a vivere bene, chiede di essere trasformato.

Dove stai investendo il tuo tempo, la tua energia, le tue risorse?

Che cosa nutre la tua vita e le persone con cui la condividi?

Cosa stai mantenendo solo per paura e cosa vuoi davvero nella tua vita?

La paura può richiamare la nostra attenzione su qualcosa di importante.
Ma non può decidere al posto nostro.

Quando ci lasciamo guidare dalla paura, diventa difficile distinguere un rischio concreto da uno scenario che continuiamo a immaginare.

Fermati un momento.
Respira profondamente.
Senti i piedi ben radicati a terra.
Porta l’attenzione al battito del tuo cuore.
Ritorna al corpo.

Puoi ascoltare la paura senza affidarle le tue decisioni.

Ascoltati bene.
Considera attentamente i fatti.
Riconosci i tuoi limiti.
Chiarisci i tuoi bisogni.
Concediti il tuo tempo.
E se serve… chiedi sostegno.

Nella sperimentazione di Human Design, torna alla tua Strategia e Autorità: ciascuno ha modalità e tempi decisionali da conoscere e rispettare.

Cambiare può comportare incertezza.
Ma anche restare fermi può avere un costo.

Osserva la Natura mentre si trasforma.
Accogli il suo invito al cambiamento.
E chiediti:

che cosa mi serve davvero, adesso?
Che cosa sono pronto a trasformare?
Che cosa sento ancora valido per me e che cosa posso lasciare andare?

Chiarisci i tuoi bisogni e… procedi cavalcando il cambiamento, invece di subirlo.

Pazienza, Presenza, Fiducia.
Accogli il cambiamento… con la tua Unicità.

✨ Individualmente Insieme ✨
🔸 Riflessione ispirata al transito del Sole nella Porta 32 – Durata, la Porta della Continuità, associata in Human Design alla paura di fallire e all’intelligenza istintiva per riconoscere ciò che ha valore e può durare nel tempo, accompagnandoci al nostro successo.
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Comprendere non significa sempre poter cambiare

A volte percepisci con chiarezza che qualcosa non va.
Cogli una tensione, riconosci una dinamica, senti che una situazione richiede attenzione.

Eppure, accorgertene non significa avere subito una soluzione. Né poter cambiare ciò che hai riconosciuto.

È un limite che può essere difficile accogliere.
Soprattutto quando pensi: «Se lo vedo così chiaramente, dovrei anche sapere che cosa fare».

Ma anche l’intuito ha un limite.
Può farti cogliere qualcosa nell’Adesso, senza spiegarti tutto ciò che sta accadendo o garantirti quello che accadrà.

Possiamo intuire qualcosa in una relazione e aver bisogno di confrontarci per comprenderla meglio.
Possiamo riconoscere una difficoltà senza riuscire a risolverla.
Possiamo vedere una possibilità nell’altro, ma non possiamo scegliere o vivere al suo posto.

Comprendere qualcosa non sempre significa poterla cambiare.

E accogliere questo limite può aiutarci a riconoscere dove possiamo intervenire, che cosa richiede tempo e che cosa non dipende da noi.

Proprio questo fa parte di una maturata saggezza: saper usare ciò che percepiamo senza pretendere di avere tutte le risposte.

Quando una risposta non arriva… fermati. Non cominciare a preoccuparti.
Senti il respiro, l’appoggio dei piedi, la tensione nel corpo.
Respira profondamente. Osserva ciò che c’è, prima di cercare un’altra spiegazione.

– Riesci ad accogliere ciò che riconosci, anche quando non puoi cambiarlo?

– Ti concedi di non sapere ancora che cosa fare?

– Riesci a fidarti del tuo sentire anche se non hai quelle sicurezze che placherebbero la tua mente?

Puoi lasciare una domanda aperta e continuare a esserci.
In ascolto di te, della situazione, di ciò che emerge.

Buona sperimentazione… nell’accoglienza.

✨ Individualmente Insieme ✨

🔸 Riflessione ispirata alla Porta 57 e alla sua chiarezza intuitiva, in particolare alla sesta linea, «Utilizzo»: uno spunto per esplorare il valore dell’intuizione e i limiti del suo impiego.

NB. In Human Design, la percezione intuitiva non coincide per tutti con l’Autorità interiore che orienta le decisioni.
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Paura del futuro? Stai nel presente!

«Che cosa succederà?»
«E se non fossi pronto?»
«Come faccio a sapere che andrà bene?»

A volte cerchiamo così tante risposte sul futuro da perdere il contatto con ciò che percepiamo adesso.

Ma, ironia della sorte, è proprio nell’Adesso che possiamo ascoltarci.

Il corpo risponde alla situazione che stai vivendo: puoi accorgerti di una tensione, di un respiro che cambia, di una sensazione sottile che emerge prima ancora di riuscire a spiegarla.

Che cosa percepisci mentre la mente è già occupata a immaginare il domani?

Ascoltare richiede Presenza ed esperienza.
La chiarezza intuitiva non si affina soltanto leggendo o ricevendo spiegazioni. Impari a riconoscerla vivendo, osservando, provando… e anche sbagliando.
Anzi, proprio sbagliando possiamo imparare.

Puoi scoprire che ciò che avevi scambiato per intuizione era paura. Oppure riconoscere che una percezione immediata aveva colto qualcosa che hai compreso soltanto dopo.

È un ascolto che si perfeziona attraverso l’esperienza.
Un’intelligenza viva, in continua evoluzione.

E più affini questa sensibilità, più puoi accorgerti anche di quanto una persona, un ambiente o un’aspettativa influenzino ciò che senti.

Non serve trasformare ogni sensazione in una risposta definitiva. Puoi darle spazio, osservarla e imparare a conoscerti.

Stare nel presente può aiutarti a riconoscere ciò che la situazione richiede ora, senza dover risolvere in anticipo tutto ciò che verrà.

Fermati un momento.
Senti il respiro, l’appoggio dei piedi, il battito del cuore, il corpo.

Che cosa stai percependo, adesso, mentre cerchi una certezza sul futuro?

Non vagare con la mente.
Radicati nell’Adesso e fidati del tuo sentire.

Buona domenica!

✨ Individualmente Insieme ✨

🔸 Riflessione ispirata alla Porta 57 di Human Design, la Chiarezza Intuitiva, e alla sua linea 3: «Acutezza». Un invito ad affinare l’ascolto attraverso l’esperienza e a riconoscere la chiarezza che può emergere nell’Adesso.
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«Andrà tutto bene?»
«Avrò quello di cui ho bisogno?»
«Sto facendo la scelta giusta per il mio futuro?»

Queste domande possono assillarci talmente tanto che diventa difficile accorgerci di ciò che stiamo vivendo ora.

Cerchiamo una sicurezza per domani… e intanto perdiamo il contatto con l’Adesso.

La paura del futuro può portarci a cercare risposte, conferme, garanzie. La mente comincia a immaginare scenari, a valutare ogni possibilità, a tornare sugli stessi pensieri. E anche quando troviamo una risposta, può affacciarsi un nuovo dubbio:
«Sì, ma… e se?»

È comprensibile voler proteggere ciò che amiamo e prepararci a quello che verrà. Il punto è osservare quanto questa attenzione ci aiuta e quando, invece, comincia a limitarci.

Nelle relazioni, per esempio, la paura di perdere l’altro può spingerci a controllarlo, a cercare continue conferme, a leggere ogni distanza come una minaccia. Questi comportamenti possono logorare il rapporto che vorremmo proteggere.

Non significa che ogni timore si avveri o che siamo responsabili delle scelte altrui. Significa riconoscere che la paura può influenzare il nostro modo di esserci, di agire, di entrare in relazione.

Può essere utile allora fermarci.
E puoi chiederti:

«A che cosa sto rispondendo in questo momento? A ciò che sta accadendo oppure a ciò che temo possa accadere?»

Qui può cominciare un ritorno al presente.
Al corpo.
All’ascolto.

Senti il respiro, il contatto dei piedi con il suolo.
Osserva ciò che hai davanti.

Che cosa richiede davvero la tua attenzione, adesso?

Quale passo concreto puoi compiere?

Nel linguaggio di Human Design, la chiarezza intuitiva della Milza è una consapevolezza che opera nel momento presente: sottile, immediata, legata all’intelligenza del corpo. Un ascolto da riconoscere, senza trasformare ogni sensazione in una certezza o in un ordine da seguire.

La pratica della tua Strategia e Autorità rimane il riferimento per le decisioni.
Stare nell’Adesso non ci garantisce che domani sarà tutto facile.

Ci permette però di incontrare ciò che c’è con maggiore presenza, senza dover risolvere oggi ogni possibile difficoltà futura.

Possiamo occuparci del domani continuando ad abitare la nostra vita, oggi.

Quanto spazio stai dando a ciò che temi?

E quanto a ciò che senti e puoi fare, Adesso?

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🔸 Riflessione ispirata alla Porta 57 di Human Design: la Chiarezza Intuitiva — il Gentile. Nel Centro della Milza, questa Porta è associata alla paura del futuro e alla consapevolezza intuitiva del momento presente.
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E se ciò che ti viene facile avesse valore?

Una domanda che mi è stata fatta sul precedente post dedicato alla paura dell’inadeguatezza mi ha invitato ad approfondire come questa paura possa influenzare il lavoro e il compenso che chiediamo.

«Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita.»

Questa frase (che qualcuno attribuisce a Confucio) può farci riflettere.
Anche quando ami ciò che fai… rimane il fatto che ciò richiede impegno, responsabilità, giornate difficili.
Ma è pur vero che cambia completamente il modo in cui vivi quell’impegno quando senti che ciò che fai ti corrisponde.

Eppure, proprio lì può affacciarsi un dubbio:
«Mi piace così tanto, mi viene così naturale… posso davvero chiedere di essere pagato?»

Come se il valore dovesse essere dimostrato dalla fatica.
Come se, per meritare un compenso, dovessi fare qualcosa che ti pesa.

Puoi avere studiato, fatto esperienza, maturato capacità concrete e continuare a pensare di non essere abbastanza preparato. Rimandi una proposta, rinunci a un lavoro, eviti di presentarti in un certo ambito. Oppure offri molto e chiedi poco (specie nelle attività “spirituali”, “olistiche”…), perché pronunciare il tuo compenso ti mette più in difficoltà del lavoro stesso.

«Chi sono io per chiedere questa cifra?»
«E se poi non fossi all’altezza?»
«Forse devo fare ancora un corso…»

In Human Design, la Porta 48 mette in relazione la profondità con la paura dell’inadeguatezza. Un tema che invita a osservare quanto facilmente puoi vedere ciò che ti manca e perdere di vista le risorse che hai già.

Uno dei modi per attraversare questa paura è cominciare da ciò che ami fare. Da quello che ti riesce naturale, che non vedi l’ora di fare. Dove senti una sicurezza dentro e ti esprimi con entusiasmo.
Lì puoi fare esperienza delle tue capacità. Accorgerti che sai contribuire, che ciò che offri è utile. E continuare a imparare mentre lo fai.

La facilità merita attenzione: può essere il frutto di una predisposizione, di anni di pratica, di qualcosa che hai integrato così profondamente da sembrarti ormai normale.
Ciò che per te è naturale può essere prezioso per un’altra persona.

Chiedere un compenso significa anche riconoscere il tempo, la preparazione e la cura che metti a disposizione. Il piacere che provi nel farlo non ne diminuisce il valore.

Naturalmente, amare un’attività non sostituisce le competenze necessarie. Puoi riconoscere con onestà ciò che sai offrire oggi e ciò che hai ancora bisogno di approfondire, senza pretendere di sapere tutto prima di cominciare.

Forse puoi partire proprio da qui:
Che cosa ami fare e sai fare bene, ma continui a svalutare perché ti viene facile?

e

In quale ambito continui a non proporti, o a chiedere meno di quanto riconosci giusto, perché non ti senti ancora all’altezza?

Prenditi il tuo tempo per ascoltarti e trovare in te quello che davvero ti piace.
E.. costruiscici sopra la tua Vita!

✨ Individualmente Insieme ✨

🔸In Human Design, questi vissuti possono intrecciare principalmente due temi: la paura dell’inadeguatezza della Porta 48 e il bisogno di dimostrare il proprio valore del Centro del Cuore non definito, bianco.
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Ascoltati. E quando è il tuo momento, agisci.

Ci sono momenti in cui senti con chiarezza ciò che è sano per te, ciò che ti corrisponde e ciò che non vuoi più alimentare. Eppure non decidi di conseguenza.

Cerchi un’altra conferma, una garanzia, l’approvazione di qualcuno. Aspetti che la paura di sbagliare scompaia, che la mente sia finalmente sicura.

Nel frattempo, ciò che hai riconosciuto dentro di te non ha modo di esprimersi.

L’immagine ci ricorda quanto lo sconforto possa portarci ad abbandonare un percorso. Ma quei “diamanti nascosti” non possiamo sapere quanto siano vicini. Per questo è essenziale ascoltare ciò che ci guida e perseverare nel fidarci di quello che sentiamo vero per noi, anche quando il risultato non è ancora visibile.

Che cosa ti sta fermando?

Hai bisogno di tempo per maturare la tua scelta, oppure stai cercando una sicurezza che nessuna conferma esterna potrà darti?

Rispettare i tuoi tempi fa parte dell’ascolto. Così come riconoscere quando l’attesa diventa un continuo rimandare.

Quando la tua chiarezza è maturata, lascia che trovi spazio nelle tue azioni. Un passo concreto, anche piccolo, può portarti a ciò che senti giusto per te.

Il senso di inadeguatezza, la colpa, il bisogno di approvazione possono farsi sentire. Osservali, senza lasciare che decidano al posto tuo.

Fidati di te. Persevera nell’ascolto e nell’amore per te stesso/a, mantenendo la disponibilità a correggere la direzione quando lo senti necessario.

Anche fermarti o cambiare strada può essere un atto di fedeltà a te stesso/a.

✨ Individualmente Insieme ✨

🔸 Riflessione ispirata alla Porta 48, linea 5: «Azione». In Human Design, la profondità può diventare una risorsa concreta quando trova il momento per essere applicata. Il riferimento nelle tue scelte resta la tua Strategia e Autorità.
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Attingi al tuo pozzo

Ci sono momenti in cui senti di non essere all’altezza?

Momenti in cui temi di non sapere abbastanza, di non essere pronto a condividere ciò che hai?

Il senso di inadeguatezza può accompagnarci anche quando abbiamo studiato e maturato capacità. Quando ci confrontiamo con gli altri e immaginiamo il loro giudizio… ciò che sappiamo ci sembra insufficiente.

Così continuiamo a leggere, frequentare corsi su corsi, seminari su seminari, guardare video e tutorial… rimandando il momento di mettere in pratica ciò che abbiamo appreso.

Ti è mai capitata questa sensazione?

La profondità cresce attraverso l’esperienza: provando, osservando, riconoscendo ciò che funziona e correggendo ciò che può essere migliorato.

Come un pozzo, custodiamo risorse di cui possiamo scoprire il valore imparando ad attingervi.

Quando emerge il pensiero «non sono abbastanza», prova a fermarti.

Dai un nome a ciò che ti manca.
Hai bisogno di una competenza, di esercizio, di un aiuto? «Devo approfondire questo aspetto» è un bisogno concreto. «Sono inadeguato» rischia di diventare un giudizio su tutto ciò che sei.

Riconosci ciò che hai già sperimentato.
Ripensa a una difficoltà attraversata. Quali risorse ti hanno sostenuto? Ascolto, conoscenza, sensibilità, pazienza?

Scegli dove concentrare l’attenzione.
Trova un’occasione per esercitarti. Osserva, riprova, affina.

E mentre lo fai, rimani in contatto con il corpo. Senti il respiro, l’appoggio dei piedi, le tensioni che accompagnano la paura. Ascoltati prima di abbandonare quel progetto o voler dimostrare qualcosa.

Quale risorsa stai lasciando nel pozzo per paura di non essere all’altezza?

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🔸 Riflessione ispirata all’attuale transito del Sole nella Porta 48 – Il Pozzo. A questa Porta del Centro della Milza, il centro di consapevolezza del corpo, è associata la paura dell’inadeguatezza.

Dal 9 all’11 ottobre, a Desenzano del Garda, ti aspetto al Living Your Design. Esploreremo il Centro della Milza e tutti i 9 Centri, per riconoscerne il funzionamento nella tua esperienza quotidiana.

Ps. Nell’immagine, il Pozzo di Santa Cristina, in Sardegna. Sempre grato a Elisabetta Cossu per avermi accompagnato nelle profondità di questo sacro magico luogo. 🙏🏼
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Ecco il sito (quasi) completamente aggiornato! ✨

👉🏼 https://www.humandesigncounselor.com/

Ti invito a visitarlo e a dirmi cosa ne pensi: cosa trovi utile, cosa ti incuriosisce e cosa potrei rendere più chiaro.

Restano da aggiornare le grafiche delle testimonianze, ma per il resto… direi che ci siamo!

Buona esplorazione e… fammi sapere come vivi il viaggio.

P.S. Ho rinnovato anche la pagina per creare gratuitamente la tua Rave Chart: trovi spiegazioni in italiano, che continuerò ad arricchire. 😉
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Nello studio di Human Design e nel lavoro con le Costellazioni Familiari e Spirituali, ritrovo spesso questo tema: diventiamo adulti, ma davanti a un genitore o a qualcuno che consideriamo autorevole possiamo ancora esitare a esprimere ciò che siamo.

Sentiamo che ciò che ci viene detto non ci corrisponde. Vogliamo esprimere ciò che siamo e sentiamo, ma ci trattiene la paura di sbagliare, deludere, perdere approvazione e sicurezze.

Rispetto ai nostri genitori e a chi ci ha preceduto, resteremo sempre “piccoli”: siamo arrivati dopo.

Riconoscere il nostro posto ci permette di dare valore a ciò che abbiamo ricevuto. Questo posto non ci chiede di rinunciare alla nostra autenticità: possiamo riconoscerlo anche vivendo in modo diverso da come loro avrebbero desiderato per noi.

Siamo figli e siamo chiamati a diventare adulti: riconoscere le nostre radici e assumerci la responsabilità di dare una direzione autentica alla nostra vita.

Crescendo abbiamo assorbito idee su ciò che è giusto, desiderabile, accettabile. Voci familiari e sociali che continuano a parlare dentro di noi, anche quando chi le pronunciava non è più presente.

Possiamo allora chiederci:
Quello che sento mi corrisponde davvero, oggi? O sto ancora cercando il permesso di qualcuno?

Per me, attraversare la paura dell’autorità significa anche riconoscerne l’intelligenza: lasciare che ci mostri dove portare attenzione, quali giudizi abbiamo fatto nostri e quali modelli chiedono di essere rivisti.

Anche la ribellione merita attenzione: facendo sempre il contrario di ciò che ci è stato insegnato, possiamo rimanere legati allo stesso modello.

Attraverso l’esperienza e il confronto impariamo a distinguere ciò che ci appartiene da ciò a cui ci siamo adattati. Possiamo conservare quanto ci nutre e lasciare andare ciò che ci allontana da noi stessi.

È così che maturiamo il nostro gusto per la vita, assumendoci la responsabilità della nostra autenticità.

E tu? Stai trovando la tua voce?

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🔸 Questa riflessione si ispira all’Esagramma 18, «Lavoro su ciò che è stato rovinato»: in Human Design, la Porta della Correzione, associata alla paura dell’autorità. Uno spunto per osservare i modelli ereditati e riconoscere ciò che ha bisogno di essere rivisto.

Il rapporto con le autorità e i condizionamenti ricevuti è un tema che esploriamo nelle Costellazioni Familiari e Spirituali e nell’HDemia, la Scuola di Counseling integrata a Human Design.
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La paura è un’intelligenza vitale.

La consideriamo spesso un “male” da sconfiggere o un problema da risolvere. Possiamo invece imparare ad ascoltare ciò che ci segnala e riconoscere dove abbiamo bisogno di portare attenzione.

Ogni anno, all’inizio dell’autunno, il Sole attraversa progressivamente le sette Porte del Centro della Milza in Human Design: un’occasione per “ripassare” le paure del corpo e maturare consapevolezza.

In queste immagini trovi una breve sintesi di ciascuna Porta e della paura associata. Puoi tornarci durante le prossime settimane, osservando ciò che riconosci nella tua esperienza.

La conoscenza delle Porte è uno degli argomenti della Formazione Generale di Human Design, approfondito anche in HDemia, la scuola triennale di Counseling e Human Design.

Quale di queste paure senti più vicina in questo momento?

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COME ENTRIAMO NELL’INTIMITÀ?
I ruoli sessuali della Porta 59

Questa volta, ammetto, condivido delle informazioni un po’ più tecniche del solito ma… ogni tanto ci vogliono e confido che siano comunque comprensibili ai più.

Sempre ispirato ai transiti del momento… parliamo un pò della Porta 59 e dei suoi ruoli (sessuali).

Premessa: nell’intimità non ci avviciniamo tutti nello stesso modo.

1. C’è chi insegue e chi preferisce essere cercato.
2. Chi si mostra timido, ma può diventare improvvisamente audace.
3. Chi ha bisogno di sperimentare, unendosi e separandosi.
4. Chi può aprirsi sessualmente solo dopo aver costruito un’amicizia.
5. Chi seduce o attende di essere sedotto.
6. E chi cerca un’unione tanto profonda da poter riconoscere nell’altro un’anima gemella.

Human Design descrive questi movimenti come ruoli sessuali.
La parola “sessuale”, però, non riguarda soltanto l’atto sessuale. Parla del modo in cui accorciamo le distanze, attraversiamo le barriere e permettiamo — oppure impediamo — all’altro di entrare nel nostro spazio più intimo.

Nel Corpo Grafico di Human Design esistono sei Porte legate ai ruoli.
Quattro si trovano nel Centro G e riguardano la direzione e l’identità; due, le Porte 27 e 59, emergono dal Centro Sacrale e sono connesse ai nostri ruoli genetici.

La Porta 59 – Dispersione contiene sei differenti strategie:
1ª linea: l’inseguitore e l’inseguito
2ª linea: la timidezza e l’audacia
3ª linea: unirsi e separarsi
4ª linea: essere prima confidenti e amici
5ª linea: sedurre o essere sedotti
6ª linea: l’anima gemella oppure no

Questi ruoli non descrivono necessariamente la nostra personalità, i nostri sentimenti o ciò che mentalmente desideriamo.
Descrivono una strategia del corpo.
Ed è proprio qui che può nascere una delle contraddizioni più interessanti: ciò che ci attrae mentalmente non sempre coincide con il modo in cui il nostro corpo è predisposto a entrare realmente in intimità.

Comprendere il nostro ruolo non significa trasformarlo in un’etichetta o in uno schema da dover seguire. Significa osservare con maggiore chiarezza come ci avviciniamo agli altri, quali barriere sappiamo attraversare e quali condizioni ci permettono davvero di aprirci.
Informazioni, come dico sempre, che non devono diventare dogmi ma stimolare una sana auto-osservazione.

Nel video approfondisco i sei ruoli sessuali della Porta 59 e il modo in cui possono manifestarsi nelle nostre relazioni:

▶️ https://www.youtube.com/live/PVR5x9N3m64

Buona visione e sperimentazione.

✨ Individualmente Insieme ✨
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Quando diciamo un autentico Sì a qualcuno o a qualcosa, inevitabilmente iniziamo ad avvicinarci.
E più ci avviciniamo, più entriamo in uno spazio di intimità.

Non parlo necessariamente di intimità sessuale. Possiamo entrare profondamente in relazione con una persona, un progetto, un'esperienza, una situazione che entra a far parte della nostra vita.

Ogni autentica intimità, però, richiede che alcune barriere vengano attraversate.

Quelle che ci separano dall'altro, certamente, ma anche quelle che abbiamo costruito dentro di noi: difese, paure, aspettative, ruoli, vecchi schemi, bisogno di proteggerci.

Abbiamo dentro di noi una potente energia vitale, radicata nel corpo, capace di rompere e attraversare queste barriere e permetterci di stabilire connessioni profonde.
È un'energia che, nella sua espressione più evidente, appartiene alla sessualità e alla riproduzione. Ma la sua forza creativa non si limita solo a generare figli.

Dall'incontro profondo tra due esseri umani possono nascere anche idee, progetti, collaborazioni, esperienze, nuove possibilità.
Qualcosa che prima non esisteva.
Per questo l'intimità è un processo creativo.

Tuttavia non tutte le barriere devono essere abbattute, con chiunque e in qualunque momento.
Prima di avvicinarci davvero all’altro, è di fondamentale importanza ascoltarci.

Monitorare dentro di noi con chiarezza:

• Sento in me un autentico Sì?
• Sono davvero disponibile?
• C'è Spirito in questa relazione?

Se sentiamo che non c'è chiarezza, non necessariamente dobbiamo forzare una porta per vedere cosa c'è dall'altra parte.
È opportuno concederci del tempo.
Un tempo comodo e rilassato, nel quale riconoscere quali barriere ci stanno inutilmente separando dalla Vita e quali, invece, stanno custodendo qualcosa che non siamo ancora pronti ad aprire.

Le relazioni autentiche cominciano proprio da qui: dal saperci concedere di riconoscere quando aprirci, a chi aprirci, come e fino a dove.
Ascoltiamoci e diamoci il tempo per sentire se c'è Spirito nelle nostre relazioni, nella nostra sessualità e in ciò che stiamo creando insieme agli altri.

E, con questo proposto, buon inizio settimana.

✨ Individualmente Insieme ✨
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[arrivo solo ora a pubblicare questa riflessione ma... ancora valida per i transiti e sempre valida per la Vita 😉]

Ci sono momenti "delicati" nella vita in cui lo slancio può trasformarsi in smarrimento, il coraggio in esitazione, la perseveranza in cieca ostinazione.

Momenti in cui non è così semplice comprendere se continuare oppure fermarsi.

Se aprirsi o chiudersi.
Se dire SÌ o dire NO.

Non c'è necessariamente bene o male.
Giusto o sbagliato.
Ci sono "solo" decisioni da prendere.

Ed è proprio quando siamo confusi che possiamo essere tentati di cercare una certezza nella mente, oppure di andare avanti a tutti i costi pur di non mettere in discussione il nostro SÌ.

Ma la confusione non è necessariamente un errore.
Può essere quello spazio delicato nel quale siamo chiamati a ritrovare chiarezza.

E da quello spazio decisionale, ognuno può riconoscere se perseverare, fermarsi, cambiare direzione.
E rinnovare – con chiarezza – il proprio SÌ alla Vita.

Nel lavoro. Nelle relazioni.
In ogni situazione.

Buona confusione. Buona chiarezza.
E buon fine settimana.

✨ Individualmente Insieme ✨

🔸 Questa riflessione nasce dalla Porta 29, dedicata all'impegno e al dire Sì all'esperienza della Vita, e in particolare dalla Linea 6 – “Confusione”. Temi approfonditi ed esplorati in HDemia.
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PARLANDO DI... SÌ!

“Vi presento Joe Black” non lo posso certo considerare tra i miei film preferiti in assoluto ma, oltre ad essere comunque, a mio avviso, un bel film, lo trovo interessante e stimolante per il modo in cui mette in relazione la Vita e la Morte.

E c’è un particolare che mi ha colpito e non posso che condividere sotto questo transito del Sole nella Porta 29, la Porta del dire Sì: il film inizia con una sola parola.
Che è appunto… SÌ!

Un Sì ‘enigmatico’, pronunciato nel silenzio, ancora prima di comprendere pienamente a cosa si riferisca.

E – sperando di non spoilerare troppo! – trovo significativo pensare che un film che ci porta così vicino al tema della morte inizi proprio da un Sì.

In questi giorni sto riflettendo e condividendo molto sul Sì alla Vita.

Ma dire Sì alla Vita significa necessariamente accogliere anche la sua impermanenza: la transitorietà del tutto.

Nascita & morte.
Incontri & separazioni.
Ciò che arriva & ciò che se ne va.

Vita e Morte, da questo punto di vista, non sono realmente opposte.
Sono complementari: due facce della stessa medaglia.

La consapevolezza che questa esperienza avrà una fine – se ce lo sappiamo concedere – ci rende ancora più presenti a ciò che stiamo vivendo.
A ciò che amiamo.
Alle persone che incontriamo.
Alle esperienze che la Vita ci propone.

Dire Sì alla Vita comprende anche questo: non poterla trattenere.

Dire Sì all’Amore comprende anche questo: non poterlo trattenere.

E continuare, nonostante questo, a perseverare e perseverare e perseverare a dire: Sì.

Sì. Sì. Sì…

Buona Visi👁ne.
Buon abissale Sì alla Vita nella sua “felicità delirante” (anche con gli autentici No!)

✨ Individualmente Insieme ✨


https://youtu.be/MrAeQMsu_Fg?si=QiW9qHYoWJHTbE4X


PS. Ora che finalmente ho riattivato la chat:
a proposito dei riferimenti ai transiti planetari che inserisco spesso nelle mie riflessioni e nei miei spunti… fatemi sapere una cosa.

Come vi risuonano?

Li comprendete?
Non li comprendete fino in fondo, ma vi stimolano comunque in qualche modo?
Vi appesantiscono? Li trovate inutili?
Oppure vi aiutano a comprendere meglio alcuni aspetti di Human Design e del vostro Corpo Grafico?

Mi interessa davvero conoscere il vostro punto di vista.

Scrivetemelo nei commenti.
…sono curioso! 😉
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Ciao cari amici di Telegram,

vi condivido che stasera alle 20:30 sarò nuovamente in diretta.

Se avete seguito la scorsa diretta dedicata alla nascita di HDemia, questa sera proseguiamo il viaggio entrando più nel vivo di alcuni dei temi che attraverseranno la scuola.

Insieme a Erica, collega e docente di HDemia, parleremo di quel continuo chiacchiericcio interiore fatto di pensieri, convinzioni, giudizi e paure che, spesso senza rendercene conto, finisce per condizionare il modo in cui vediamo noi stessi e viviamo la nostra vita.

Quanto di ciò che pensiamo è davvero nostro?

E come possiamo iniziare a riconoscere ciò che ci limita, distinguendolo da ciò che sentiamo autenticamente vero per noi?

Ne parleremo attraverso lo sguardo dello Human Design e del Counseling, lasciando naturalmente spazio anche alle vostre domande.

🔴 IL CHIACCHIERICCIO CHE CI GOVERNA

Stasera, 19 agosto

▶️ https://www.youtube.com/live/pOgIb-3GrTA?si=arGLkD_ZDaWjOzB0

A dopo!

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Dire SÌ alla Vita non significa dire sì a tutto.

Significa Esserci.

Accettare che vivere comporta esperienza, difficoltà, rischio, cambiamento. Che non possiamo sapere in anticipo dove ci condurrà ogni scelta.

Proprio per questo è fondamentale imparare a riconoscere a cosa dire sì e a cosa dire no.

La mente vorrebbe aiutarci facendo calcoli, previsioni, valutando vantaggi e svantaggi. Rimugina alla ricerca della decisione giusta: quella ritenuta più sicura.

Eppure le decisioni che ci riguardano profondamente non hanno bisogno di essere continuamente pensate. Hanno bisogno di essere sentite. Non costruite attraverso ragionamenti, calcoli e previsioni, ma riconosciute attraverso il nostro modo personale di arrivare alla chiarezza.

Perché ogni decisione, nella sua essenza, ci conduce prima o poi a due sole risposte:

Sì.
No.

E quando non c’è ancora chiarezza?

Aspetta.

Non riempire quel vuoto con altri pensieri. Non forzare una risposta soltanto per toglierti dall’incertezza. Non farti rapire dall’ansia di dover avere risposte certe… sempre, subito.

Aspetta con pazienza e fiducia, allenandoti a sentire.

• Sento di avere energia per questo lavoro? Per questa relazione?
• Questa scelta mi fa sentire più leggero o appesantito?
• Mi sento rilassato o contratto?
• Il respiro si apre o si accorcia? Sento sollievo, lucidità, appagamento?
• Mi sento nutrito nell’accogliere questa richiesta? Nel continuare questa attività?

Il corpo, le emozioni, l’energia possono offrirci segnali molto più semplici e immediati dei complicati ragionamenti della mente.

Non si tratta di trasformare queste sensazioni in nuove regole da seguire, né di cercare sempre leggerezza o benessere: anche un sì profondamente corretto può portarci incontro alla difficoltà.

Si tratta di affinare, esperienza dopo esperienza, la sensibilità necessaria a riconoscere come la chiarezza si manifesta dentro di noi. E quando quella chiarezza non c’è ancora, non dobbiamo inventarla. Possiamo aspettare.

Esiste il tuo modo di riconoscere ciò che è giusto per te.

Ogni sì è un impegno. Un sì ci porta dentro un’esperienza, le dà energia, tempo, presenza. Proprio per questo imparare a dire sì significa anche imparare a riconoscere quando è il momento di dire no.

A volte non è la chiarezza che manca. C’è semplicemente bisogno di tempo. E quando arriva, spesso non ha bisogno di tante spiegazioni.

Sì.
No.

Non c’è da crederci.
C’è da provare.

Concediti il tuo tempo per la chiarezza e decidi: Sì; No.

✨ Individualmente Insieme ✨

🔸 Questa riflessione nasce dall’osservazione dei transiti planetari: il Sole sta attraversando l’Esagramma 29, la Porta della Perseveranza, dell’Abissale, del dire Sì.

Human Design ci mostra che non esiste un unico modo valido per tutti di prendere decisioni: ciascuno ha una propria modalità e i propri tempi per riconoscere ciò che è corretto per sé.

È anche uno dei propositi di https://www.humandesigncounselor.com/hdemia/: conoscere come siamo fatti è importante. Ma imparare a viverlo — incarnarlo — lo è ancora di più.
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Ormai lo sappiamo: la mente cerca sempre risposte, sicurezze, certezze. Vuole capire, trovare una spiegazione, arrivare a una conclusione che abbia una sua logica.

Ma, come abbiamo visto nei giorni scorsi con il Sole nella Porta 4, una risposta logica non è necessariamente vera.

Tuttavia, nel proseguire lungo la Ruota della Vita – il Mandala del Rave – accade qualcosa di interessante. La Vita ci propone subito la risposta delle risposte. La risposta a tutto!

Dopo averci portato a confrontarci con il bisogno di trovare risposte, il transito di questi giorni ci conduce nella Porta 29 – la Porta della Perseveranza, l’Abissale. La Porta del dire Sì.

Sicché, nella ricerca di una risposta logica della mente – nel saper attendere – è la Vita stessa ad arrivare con la propria logica, la sua bio-logica. E la risposta a quanto cercato è…

SÌ!

Non una spiegazione. Non un complesso teorema. Ma un semplice monosillabo. Un essenziale – affermativo – invito a vivere.

Sì all’esperienza. Sì a ciò che c’è.
Sì a quello che sono. Sì a ciò che, qui e ora, sento profondamente di essere chiamato a vivere.

Ci sono cose che non possiamo comprendere pensandole. Dobbiamo attraversarle, esperirle… viverle. Ed è proprio qui che entra in gioco la Porta 29, che risponde alla Vita con un chiaro, perseverante Sì.

Non è solo questione di iniziare un’esperienza. Occorre avere energia per entrarci dentro, attraversarne anche le difficoltà e arrivare abbastanza in profondità da permetterle di rivelarci il suo senso. Così da compiere il proprio destino: per costruirlo e non subirlo.

Credo profondamente che, nel rispetto consapevole della nostra autenticità, siamo noi a contribuire continuamente alla costruzione della nostra realtà e, di conseguenza, del nostro destino. Quando invece viviamo inconsapevolmente, condizionati da ciò che crediamo di dover essere, rischiamo di costruire una realtà che non ci corrisponde e di ritrovarci a subire un destino nel quale non ci riconosciamo.

Ecco allora quanto diventa importante il nostro Sì. Non possiamo conoscere veramente un’esperienza prima di averla vissuta. E non sempre il nostro Sì ci porterà dove la mente immaginava.

La questione fondamentale diventa allora riconoscere a cosa stiamo dicendo Sì.

Sto dicendo Sì perché qualcosa dentro di me lo riconosce? Oppure per paura, abitudine, bisogno di approvazione, noia, aspettative?

Sto perseverando in qualcosa che sento ancora vivo oppure continuo semplicemente per abitudine?

Human Design ci ricorda che il nostro Sì autentico non nasce dalle convinzioni della mente, ma dal rispetto della nostra Strategia e Autorità.

Ed esiste un ultimo meraviglioso paradosso – ben rappresentato anche nel film Yes Man con Jim Carrey. Dire Sì alla Vita non significa dire sì a tutto.

Ci sono momenti nei quali un chiaro, profondo e determinato NO è il più abissale Sì che possiamo dire a noi stessi.

Il Gioco sta proprio qui: discernere quando è Sì e quando è No. E poi avere il coraggio di viverlo fino in fondo.

Un abissale Sì alla Vita.

Buone profonde, autentiche esperienze nel saper dire Sì a ciò che sentiamo vero per noi, ben considerando che un autentico Sì a noi stessi può rivelarsi anche come un No all’altro. Ma rimane la nostra verità. Ed è quella che siamo chiamati a seguire: per noi e per l’altro.

E Buon inizio settimana.

🔶 Questa riflessione è ispirata al transito del Sole nella Porta 29 di Human Design. Il riferimento al destino non è casuale: la Porta 29 ha come sua Porta polare la 30 – la Porta dei Desideri, legata al tema del destino. Il Sì all’esperienza e il destino che attraverso quell’esperienza contribuiamo a costruire sono quindi intimamente connessi.

È anche questo ciò che esperiamo in https://www.humandesigncounselor.com/hdemia/: non limitarci a conoscere Human Design, ma portarlo nella vita, attraversarlo nell’esperienza e integrarlo in un percorso di consapevolezza e relazione con noi stessi e con gli altri.

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La mente ama le risposte.
Soprattutto quelle che arrivano in fretta e ci fanno sentire, almeno per un momento, di aver capito tutto.

Ma una risposta convincente, per quanto logica, non è necessariamente una risposta vera.

A volte continuiamo a pensare, ragionare, chiedere pareri, cercare conferme… quando ciò che ci manca non è un’altra risposta.
Ci manca concederci il tempo di comprendere.
Vivere. Fare esperienza. Verificare.
E anche la disponibilità ad ammettere:
“Questo, per ora, non lo so.”

Maturare significa anche questo: non avere sempre bisogno di riempire immediatamente il vuoto dell’incertezza.

Perché alcune risposte... sì, ce le porta la mente.
Ma quelle più profonde e autentiche ce le mostra la vita.

E soprattutto nelle relazioni — tema dominante di questi mesi (siamo entrati nel Quarto della Dualità) — questo può fare una grande differenza.

Buona domenica, nel vivere con amore e fiducia le tue domande… e nel saper attendere con pazienza le risposte.

Sempre mantenendo l’attenzione nel momento presente.
Non necessariamente per trovare una risposta. Ma per esserci quando la vita ce la mostrerà.

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🔸 Questa riflessione nasce anche dall’osservazione dell’attuale transito del Sole nella Porta 4 di Human Design, la porta delle risposte e delle formulazioni mentali. In particolare dalla sua sesta linea, che ci ricorda quanto una risposta mentale possa essere disponibile molto prima che sia maturata una reale comprensione.
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Sostenere qualcuno non significa indicargli continuamente cosa fare, né assumersi la responsabilità della sua vita.

Una guida autentica (un saggio amministratore) non crea dipendenza: riconosce le risorse dell’altro, sostiene la sua fiducia e lo accompagna a trovare la propria direzione, rispettando il suo passo e lasciando che cammini con le proprie gambe.

A volte il sostegno più saggio consiste proprio nel fare un passo indietro, affinché l’altro possa fare il proprio.

È anche uno dei principi che orientano il Counseling: accompagnare senza sostituirsi, rispettando l’autonomia e la responsabilità della persona.

E tu? Riesci a sostenere l’altro restando al tuo posto, senza occupare il suo?

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🔸 Questa riflessione nasce dall’osservazione del Sole nella Porta 7, la Porta del Ruolo del Sé nella relazione, e in particolare dalla sua sesta linea: l’Amministratore.
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LIVING YOUR DESIGN
- CORSO BASE DI HUMAN DESIGN -

Conoscere se stessi non significa soltanto sapere come siamo fatti.

Significa imparare a riconoscerci nella vita di ogni giorno: nelle decisioni che prendiamo, nelle relazioni che viviamo, nel modo in cui utilizziamo la nostra energia.

Living Your Design è il corso base di Human Design: un’esperienza interattiva e concreta per osservare il nostro funzionamento e distinguere ciò che appartiene davvero alla nostra natura da ciò che deriva dai condizionamenti.

Durante il corso impareremo insieme:

🔸 a riconoscere il nostro modo naturale di funzionare
🔸 a prendere decisioni più affidabili e realmente nostre
🔸 a comprendere meglio noi stessi e chi ci è vicino
🔸 a vivere relazioni più autentiche, senza perdere noi stessi.

Non è necessario conoscere già Human Design. Il corso è rivolto sia a chi vi si avvicina per la prima volta sia a chi desidera trasformare questa conoscenza in esperienza concreta.

💻 EDIZIONE ONLINE

Dal 1° settembre 2026
Ogni martedì, dalle 17:00 alle 19:00
9 incontri online

Quota: € 400
Quota promozionale: € 360 per le iscrizioni entro il 22 agosto

Un viaggio per conoscere e amare la propria unicità.
Non soltanto comprenderla, ma viverla.

🔸 Programma completo e modalità di iscrizione:
https://www.humandesigncounselor.com/living-your-design/

Preferisci vivere il corso in presenza?

Dal 9 all’11 ottobre ci sarà anche l’edizione intensiva al Lago di Garda, con possibilità di partecipare anche online. Tutte le informazioni sono nella pagina del corso.

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La riflessione qui sopra 👆🏼richiama uno dei principi fondamentali del Counseling: accompagnare una persona a ritrovare le proprie risorse, senza sostituirsi a lei.

• Se desideri essere accompagnato attraverso un percorso individuale:
https://www.humandesigncounselor.com/shop/counseling/

• Se desideri intraprendere un percorso per diventare Counselor, integrando Counseling e Human Design, puoi approfondire il progetto formativo di HDemia:
https://www.humandesigncounselor.com/hdemia/

Buon inizio settimana... sostenendosi senza sostituirsi.
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SOSTENERSI SENZA SOSTITUIRSI

Nei momenti di difficoltà cerchiamo facilmente qualcuno che ci indichi la strada, ci aiuti a prendere una decisione e rimetta ordine nella nostra vita.

Qualcuno che sappia cosa fare.
Che ci porti chiarezza quando siamo confusi.
E, altrettanto facilmente, possiamo ritrovarci dall’altra parte: essere considerati quelli capaci di risolvere ogni problema.

“Tu puoi aiutarmi.
Tu sai cosa fare.
Tu puoi salvarmi.”

Essere riconosciuti in questo ruolo può gratificarci.
Può farci sentire importanti, necessari, persino amati.
Ma può diventare anche una gabbia.
Nelle relazioni accade quando ci aspettiamo che il partner comprenda i nostri bisogni prima ancora che li esprimiamo, risolva le nostre difficoltà o si assuma la responsabilità della nostra serenità.
Accade quando diventiamo quelli che devono sostenere tutti, riportare l’armonia, trovare sempre una soluzione o tenere insieme ciò che rischia di rompersi.

Il problema non è aiutare.
Il problema nasce quando l’aiuto diventa un’identità e, identificati nel ruolo del Salvatore - “Io sono quello che ti può salvare” -, ci sforziamo di appagare le aspettative degli altri.

Così finiamo per intervenire quando non ci è stato chiesto.
Per assumerci responsabilità che non ci appartengono.
Per promettere più di quanto possiamo realmente offrire.

Oppure possiamo sentirci così oppressi dalle aspettative degli altri da ritirarci completamente, proprio quando la nostra presenza potrebbe essere di valido aiuto.

Non tutte le richieste devono essere appagate.
E non tutte le persone che chiedono di essere guidate sono davvero disponibili ad assumersi la propria parte di responsabilità.

Prima di intervenire possiamo domandarci:
• Mi è stato realmente chiesto aiuto oppure sto anticipando i bisogni dell’altro?
• Sto sostenendo questa persona o mi sto sostituendo a lei?
• Il mio aiuto favorisce la sua autonomia o la rende dipendente da me?
• Sto rispondendo a una necessità reale o al mio bisogno di sentirmi indispensabile?
• Cosa mi muove - veramente - ad aiutare l’altro?

Anche chi cerca un Salvatore può fermarsi e osservare:

• Sto chiedendo sostegno o sto delegando all’altro la responsabilità della mia vita?
• Prima di chiedere aiuto all’altro ho realizzato se ne ho davvero bisogno?
• Sto cercando un effettivo aiuto o sto solo cercando una via facile?
• Posso accogliere l’aiuto senza pretendere che qualcuno risolva tutto al posto mio?

Una relazione sana non ha bisogno di salvatori.
Ha bisogno di persone capaci di sostenersi senza sostituirsi, di chiedere senza pretendere e di accompagnarsi senza perdere sé stesse.

A volte abbiamo bisogno di essere aiutati.
A volte possiamo offrire una direzione.

Ma nessuno può vivere la vita dell’altro: la verità è individuale.

Nessuno dovrebbe essere costretto a salvarci da ciò che noi stessi non siamo ancora disposti ad affrontare.
Un principio fondamentale anche nel Counseling.

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🔸Riflessione ispirata alla Linea 5 della Porta 7 di Human Design: “Il Generale” e - in generale 😊 - alla dinamica delle aspettative della quinta linea.
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Quando la relazione porta alla luce la nostra “pazzia”.
Riflessione ispirata da Il potere di Adesso di Eckhart Tolle.

Secondo Human Design, siamo entrati
nel Quarto della Dualità.

Nei prossimi mesi (dall'inizio di agosto a inizio di novembre),
la relazione sarà il tema centrale
del nostro Programma Evolutivo.

La relazione non porta alla luce
soltanto l’amore.

Porta alla luce anche ciò
che ancora non vediamo di noi.

➔ Che cosa stanno portando alla luce, oggi, le tue relazioni?

Leggi la riflessione e guarda il video (pubblicati nell'ultima newsletter 💌):

https://www.humandesigncounselor.com/frammenti-di-se/siate-felici-della-pazzia-che-emerge-nella-relazione/#video-relazione

Una buona domenica.
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IL RUOLO CHE STAI VIVENDO TI APPARTIENE?

Ogni relazione ci chiede di assumere un ruolo.
Siamo figli, genitori, partner, amici, colleghi, professionisti.

In alcuni momenti guidiamo, in altri seguiamo. A volte sosteniamo, altre volte abbiamo bisogno di essere sostenuti.

I ruoli non sono necessariamente false maschere. Sono forme attraverso cui entriamo in relazione con gli altri e facciamo esperienza di noi stessi.

Il problema nasce quando non abbiamo chiaro quale ruolo stiamo vivendo.
Quando lo subiamo.
Quando ci identifichiamo così profondamente da non riuscire più a distinguere ciò che facciamo da ciò che siamo.
Posso essere diventato “quello che risolve tutto”, “quella che si prende cura di tutti”, “quello che non deve avere bisogno”, “quella che deve garantire la pace”.

• Ma questo ruolo mi appartiene davvero?
• L’ho scelto consapevolmente o mi sono adeguato?
• Mi permette di esprimermi oppure mi imprigiona?
• Mi conduce alla mia realizzazione o me ne allontana?

Riconoscere il proprio ruolo non significa rassegnarsi a una parte già scritta. Significa osservare con maggiore consapevolezza i propri talenti, i limiti, le responsabilità e il contributo che possiamo offrire.

Come in una grande scacchiera, ciascuno di noi può compiere alcune mosse e non altre. Non siamo qui per diventare tutti uguali né per occupare il posto di qualcun altro.
Siamo qui per riconoscere la nostra posizione e imparare a muoverci con integrità. Anche, e soprattutto, attraverso il confronto con i limiti.

Questo vale anche sul piano collettivo. I tempi che stiamo attraversando ci mostrano quanto sia facile cercare di evitare i limiti e delegare ad altri la responsabilità del nostro futuro.

Essere leader di sé stessi non significa controllare ogni cosa. Significa imparare ad ascoltarsi, assumersi la responsabilità delle proprie scelte e osservare quale futuro stiamo alimentando attraverso i nostri comportamenti quotidiani.

Dal 5 all’11 agosto, secondo Human Design, il Sole transita nella Porta 7, la Porta del Ruolo del Sé. Questo passaggio apre il Quarto della Dualità, un periodo nel quale il nostro proposito si realizza attraverso le relazioni.

L’invito di questi giorni, particolarmente significativo anche nei prossimi mesi, almeno fino ai primi di novembre, è quindi quello di soffermarci, ogni tanto, e chiederci:

➔ Quale ruolo sto assumendo nelle mie relazioni?
➔ E quanto quel ruolo esprime davvero chi sono?

Ad ognuno la propria mossa. Che sia guidata dall’integrità del proprio Sé.

✨ Individualmente Insieme ✨

🔸 Questa riflessione nasce dall’osservazione dei transiti planetari — Sole nell’Esagramma 7, la Porta del Ruolo del Sé; L’Esercito — e dal percorso di conoscenza di sé che condividiamo in HDemia.
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IL RITIRO CHE RIVELA

Non sempre riusciamo a comprendere ciò che stiamo vivendo mentre lo stiamo vivendo.
Quando siamo immersi in un’esperienza, coinvolti nelle emozioni, negli incontri e negli accadimenti, possiamo attraversarla soltanto.

La comprensione arriva dopo.
Arriva quando ci fermiamo.
Quando prendiamo le distanze dal chiacchiericcio della mente.
Quando lasciamo che ciò che è accaduto trovi un posto dentro di noi.

Per questo il ritiro non è necessariamente una fuga dalla realtà.
È spesso un movimento attivo e necessario: uno spazio di silenzio nel quale rielaborare ciò che abbiamo vissuto, riconoscerne il significato e lasciare emergere ciò che, mentre eravamo dentro all’esperienza, non potevamo ancora vedere.

Senza questo tempo rischiamo di passare rapidamente da un’esperienza all’altra, accumulando eventi senza assimilarli.
E, qualche volta, di ripetere le stesse situazioni perché non ci siamo concessi il tempo necessario per comprenderle.

Ritirarsi significa fare un passo indietro per vedere meglio.

Significa trasformare ciò che abbiamo vissuto in esperienza, l’esperienza in comprensione e la comprensione in una nuova possibilità.

Non è necessario isolarsi per giorni.

Può essere sufficiente prendersi ogni sera qualche minuto per rimanere in silenzio, respirare e fare un punto della situazione:

Che cosa ho vissuto oggi?
Che cosa mi ha toccato?
Che cosa continua a muoversi dentro di me?
Che cosa posso riconoscere, integrare o lasciare andare?

Una sorta di esame di coscienza, non per giudicarci, ma per ritornare in contatto con noi stessi.
Per stimolare l’auto-osservazione.
Uno spazio che ha bisogno di silenzio, di tranquillità.
Uno spazio riservato, intimo nel quale possiamo ascoltare il nostro sentire.

Ritirarci non significa allontanarci dalla Vita, perderci nei ricordi del passato.
Significa avvicinarci nuovamente al nostro Sé. Adesso.

✨ Individualmente Insieme ✨

🔸 Questa riflessione nasce dall'osservazione dei transiti planetari - Sole nell'Esagramma 33, la Porta del Ritiro, Privacy - e dal percorso di conoscenza di sé che condividiamo in HDemia.
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