Il grande problema dell’Italia, prima ancora che economico, è culturale.
Per decenni siamo stati educati a pensare che senza lo Stato non potremmo vivere. Che abbiamo bisogno della politica per lavorare, curarci, studiare, risparmiare, investire e persino per decidere come utilizzare il frutto del nostro lavoro.
La politica ha tutto l’interesse a convincerci di essere degli invalidi economici, incapaci di vivere senza bonus, sussidi, incentivi e trasferimenti pubblici.
Ma proviamo a capovolgere il ragionamento.
Siamo davvero noi ad avere bisogno dei politici oppure sono i politici ad avere bisogno di noi?
Dividiamo idealmente l’Italia in due.
Da una parte mettiamo imprenditori, operai, artigiani, commercianti, professionisti, agricoltori e, più in generale, tutti coloro che lavorano e producono beni e servizi.
Dall’altra mettiamo la parte della politica e dell'apparato clientelare che vive esclusivamente delle risorse prelevate ai primi.
Se domani scomparissero i politici, chi produce continuerebbe a produrre, commerciare, costruire, coltivare, progettare e offrire servizi.
Se invece domani scomparissero coloro che producono, la politica non avrebbe più nulla da redistribuire.
Ed è proprio in questo senso che considero una parte della classe politica parassitaria: non perché ogni singolo politico sia necessariamente inutile o disonesto, ma perché un sistema politico che vive prelevando sempre più risorse dalla società produttiva senza creare un valore corrispondente assume inevitabilmente le caratteristiche del parassitismo.
Il parassita non può vivere senza l’organismo che lo alimenta. L’organismo, invece, può vivere senza il parassita.
Ed è questo il grande inganno della cosiddetta giustizia sociale.
Ci raccontano che sia necessario sottrarre una parte crescente del frutto del lavoro di qualcuno per consegnarla ad altri secondo criteri stabiliti dalla politica. E chi decide quanto prendere, a chi prenderlo e a chi darlo?
Sempre la politica.
Nel frattempo aumentano spesa pubblica, debito, tasse, burocrazia e regolamentazione. Eppure continuiamo ad avere povertà, salari stagnanti, imprese in difficoltà e giovani che lasciano il Paese.
Allora forse dovremmo iniziare a porci una domanda molto semplice:
chi sta mantenendo chi?
Sono i politici che mantengono i cittadini attraverso lo Stato sociale?
Oppure sono i cittadini che lavorano e producono a mantenere un gigantesco apparato politico che, dopo aver prelevato la loro ricchezza, ne restituisce una parte presentandola come una propria concessione?
La vera redistribuzione rischia così di essere molto diversa da quella raccontata: non dai ricchi ai poveri, ma da chi produce verso chi controlla il meccanismo della redistribuzione.
Perché quando è la società a diventare il mezzo attraverso cui mantenere la politica, il rapporto tra servitore e servito si è completamente rovesciato.
https://www.facebook.com/marco.bizzi.9?__cft__[0]=AZYHJvOIOTMncc8xix4oUmd7Zzuts02ogI9zVLDdb4UUelUv2VSJZiu-z45AgGQAbDqm8P-Fq71m8AcNPk0u43_1l6b5CognZihcxj2bC1dG3G6Gct7eIkaP2XyMtm3k_Pcw4TL-i9Evzw6dyolNrEFq&__tn__=-]K-R