Il progetto europeo
https://www.techcoachproject.eu/, finanziato da Horizon Europe, parte proprio da questo problema.
Non si limita a chiedersi quali tecnologie siano disponibili, ma prova a capire come aiutare gli agricoltori a individuarle, valutarle e integrarle nella gestione quotidiana dell’azienda.
Perché l’agricoltore, davanti a una nuova tecnologia, deve porsi domande molto concrete:
Quanto costa?
Funziona davvero nella mia azienda?
Quanto tempo richiede?
Chi mi aiuta a utilizzarla?
E soprattutto:
il beneficio giustifica l’investimento?
Una tecnologia può essere eccellente dal punto di vista tecnico e, contemporaneamente, rimanere inutilizzata.
È per questo che l’innovazione non dipende soltanto dalla disponibilità di uno strumento, ma anche dalla presenza di competenze, consulenza, formazione e confronto tra pari.
Gli AKIS non possono essere soltanto una rete sulla carta
TechCoach coinvolge 10 partner di Italia, Paesi Bassi, Ungheria, Finlandia e Grecia e lavora attraverso un approccio multi-attore.
Agricoltori, consulenti, ricercatori, fornitori di tecnologia e altri soggetti dell’innovazione lavorano insieme.
È questo il terreno degli AKIS.
Ma una rete, da sola, non basta.
La domanda dovrebbe essere molto più concreta:
un problema che nasce in azienda riesce a entrare nella rete della conoscenza e a tornare all’agricoltore sotto forma di una soluzione utilizzabile?
Se sì, il sistema funziona.
Se invece la conoscenza rimane nei progetti, nei convegni o nelle presentazioni, abbiamo creato una rete, ma non necessariamente un sistema capace di generare innovazione.
Dai convegni ai Campi di Innovazione
Tra gli aspetti più interessanti di TechCoach ci sono i Campi di Innovazione.
L’idea è semplice e, proprio per questo, potente: creare luoghi dove partire non dalla tecnologia, ma dai problemi reali degli agricoltori.
In Italia gli incontri hanno coinvolto orticoltura, viticoltura, cerealicoltura e florovivaismo.
Sono emerse esigenze molto concrete: migliorare la gestione degli input, monitorare colture e parassiti, ricevere assistenza tecnica, conoscere esperienze già sperimentate e capire se una tecnologia sia davvero adatta alla propria azienda.
In altre parole:
l’agricoltore non vuole soltanto sapere che una tecnologia esiste. Vuole capire se gli serve.
E spesso, per farlo, il modo migliore è confrontarsi con un altro agricoltore che quella tecnologia l’ha già sperimentata.
Due esempi lo dimostrano.
https://www.progettomonitora.it/ lavora sul monitoraggio di irrigazione, fertilizzazione sostenibile e difesa integrata nelle colture orticole di pieno campo.
https://dsscast.com/ sviluppa Sistemi di Supporto alle Decisioni per la castanicoltura campana. Due filiere diverse, la stessa domanda: come trasformiamo dati e conoscenza in decisioni migliori in azienda?
Da Agrilogia all’alveare di Veneto Agricoltura
Questo modo di intendere l’innovazione mi ha fatto pensare anche ad alcune esperienze che abbiamo incontrato recentemente.
Ad , a Castel Belasi, abbiamo visto un progetto che punta a creare relazioni e contaminazioni tra persone, competenze e territori.
Poi c’è l’immagine dell’, che trovo particolarmente efficace.
In un alveare nessuno possiede da solo tutta la conoscenza necessaria. C’è chi esplora, chi raccoglie, chi comunica, chi costruisce. Il valore nasce dalla relazione e dallo scambio.
Forse è proprio questa una buona metafora dell’innovazione agricola.
L’agricoltore porta l’esperienza del campo.
Il ricercatore porta conoscenza scientifica.
Il consulente aiuta a interpretarla.
L’impresa tecnologica sviluppa strumenti.
Ma il valore nasce quando queste competenze riescono davvero a incontrarsi.
Digital Farmer, in fondo, nasce proprio qui
Dal 2019 Digital farmer prova a portare innovazione tra i filari, condividendo tecnologie, ricerca, progetti, esperienze e occasioni di formazione.
Ma condividere informazioni è soltanto il primo passo.
Il vero valore nasce quando l’informazione diventa conoscenza, la conoscenza diventa competenza e la competenza diventa una decisione migliore in azienda.