L2U Space News Telegram channel photo

L2U Space News

@l2uspacenewsPublic Channel

Canale dedicato a news a tema spazio e astronomia, gestito dal team di @L2U_Official

Notizie TechitalianoItalia

782

Last views

5.8k (5,814 subscribers)
Membri
—
Rating
115
Total Posts
Oct 22, 2026, 1:16 AM
Aggiornato
Apr 4, 2026
Created
Stats

Stai visualizzando contenuti in italiano. Per visualizzare contenuti in un'altra lingua, cambia la lingua del sito web.

Channel Information

Channel Information
Channel NameL2U Space News
Username@l2uspacenews
CategoryNotizie Tech
Languageitaliano
CountryItalia
Membri5,814
Channel TypePublic Channel
Created4 apr 2026
Last Updated22 ott 2026 • l’altro ieri
StatusActive

Classifica

Classifica globale
#240990+163
Classifica per lingua
#2862+15
Classifica per categoria
#2329+4

Crescita abbonati

Totale: 5.8K30 Days growth: -300.5%
09/2209/2710/0210/0710/1210/1710/21
Crescita abbonati - 30 Days
DateSubscribers
22:09:20265,844
23:09:20265,844
24:09:20265,844
25:09:20265,844
26:09:20265,844
27:09:20265,844
28:09:20265,844
29:09:20265,844
30:09:20265,844
01:10:20265,844
02:10:20265,844
03:10:20265,844
04:10:20265,844
05:10:20265,844
06:10:20265,844
07:10:20265,844
08:10:20265,844
09:10:20265,844
10:10:20265,844
11:10:20265,844
12:10:20265,844
13:10:20265,844
14:10:20265,825
15:10:20265,825
16:10:20265,825
17:10:20265,825
18:10:20265,825
19:10:20265,825
20:10:20265,825
21:10:20265,814
Crescita abbonati - Weekly
DateSubscribers
Week of 30:03:20265,888
Week of 06:04:20265,926
Week of 13:04:20265,926
Week of 20:04:20265,926
Week of 27:04:20265,923
Week of 04:05:20265,923
Week of 11:05:20265,918
Week of 18:05:20265,918
Week of 25:05:20265,918
Week of 01:06:20265,904
Week of 08:06:20265,904
Week of 15:06:20265,904
Week of 22:06:20265,904
Week of 29:06:20265,884
Week of 06:07:20265,884
Week of 13:07:20265,884
Week of 20:07:20265,883
Week of 27:07:20265,883
Week of 03:08:20265,874
Week of 10:08:20265,874
Week of 17:08:20265,866
Week of 24:08:20265,862
Week of 31:08:20265,862
Week of 07:09:20265,854
Week of 14:09:20265,844
Week of 21:09:20265,844
Week of 28:09:20265,844
Week of 05:10:20265,844
Week of 12:10:20265,825
Week of 19:10:20265,814
Crescita abbonati - Monthly
DateSubscribers
April 20265,923
May 20265,918
June 20265,884
July 20265,883
August 20265,862
September 20265,844
October 20265,814
Crescita abbonati - Yearly
DateSubscribers
20265,814

Ultimi post

L2U Space News logo
L2U Space News

22 ott 2026, 15:58

Photo1/2
Un ennesimo articolo molto discoraggiante sulla situazione delle mega costallezioni, che nessun legislatore prenderà mai in considerazione.

Tempo fa la IAU aveva detto: "Per preservare il cielo e le osservazioni astronomiche la magnitudine limite deve essere circa 7".
Bene, nessuna delle costellazioni attualmente in orbita rispetta questo limite, sono tutte sopra la mag limite e anche di tanto.

C'è anche il problema che i satelliti sono più visibili all'alba/tramonto. Ma gli asteroidi potenzialmente pericolosi è meglio osservali in quei frangenti (perchè osservarli dopo che hanno passato la Terra serve a poco se vuoi sapere se ti cadrà in testa o meno). Quindi più aumentano i satelliti, e se rimangono della stessa luminosità o maggiore, più difficile sarà osservare questi oggetti.

Starlink, che tanto si era detta disposta a salvaguardare il cielo, non ha fatto praticamente nulla per cambiare la situazione e tutte le altre compagnie idem, perchè non esistono regolamenti e quindi nessuno può dire loro nulla. Mettere dei parasole, dipingere di nero o cambaire l'orientazione dei pannelli solare non serve.
Starlink è solo un esempio, perchè quella con la costellazione più grande, che nei prossima anni è prevista di crescere di almeno un fattore 10. Ci sono altre costellazioni che sono, in un certo senso, anche peggio a livello di impatto.

Il problema con le immagini astronomiche è che si perde tempo a rimuovere nel modo migliore le tracce dei satelliti. Rimuovendo le tracce si perdono anche dati. Ci sono metodi per riempire i buchi, ma abbassano il SNR e quindi la qualità delle informazioni che si possono ricavare. Per adesso la situazione è gestibile, ma se la previsione è quella di lanciare camionate di satelliti nei prossimi 5/10 anni, beh si salvi chi può.

Ovviamente la legislatura si muove lentissima e non ha manco tutti sti interessi nel regolamentare la situazione. Quindi non cambierà nulla e tra 15 anni i vecchi (quelli che avrebbero potuto e dovuto evitare tutto ciò) si lamenteranno che la gente brucia 2 cassonetti, invece di fare un mea culpa e fare effettivamente qualcosa.

Articolo scientifico: https://arxiv.org/abs/2610.10834
7820019
L2U Space News logo
L2U Space News

20 ott 2026, 20:41

Video
Euclid ha scoperto la sua prima nuova cometa!

E non è una cosa così scontata, considerando che il telescopio spaziale dell'ESA è stato progettato per studiare le galassie lontane e la materia oscura, non per andare a caccia di oggetti che si muovono valocemente nel Sistema Solare.

C/2026 S1 (Euclid) è stata individuata nelle immagini raccolte tra il 16 e il 24 settembre 2026. Si tratta della prima cometa precedentemente sconosciuta scoperta da Euclid, che in passato aveva già osservato altre comete, ma tutte già note.

La scoperta è stata possibile grazie al software sviluppato da Mikko Pöntinen, per identificare gli oggetti in movimento nelle immagini di Euclid.

Dopo aver individuato la traccia allungata in più campi e osservato una possibile chioma, gli astronomi hanno potuto avviare ulteriori osservazioni da Terra, fino alla conferma ufficiale della natura cometaria, arrivata l'8 ottobre.

Al momento, C/2026 S1 si trova a circa 1.3 miliardi di chilometri dalla Terra, a una distanza paragonabile a quella che separa il Sole dalle regioni comprese tra Giove e Saturno. La sua orbita è molto inclinata rispetto al piano in cui si muovono i pianeti e richiederà migliaia di anni per essere completata: probabilmente anche 200.000!! Serviranno più osservazioni per determinare con precisione la sua orbita, ma è certo che provenga dalla Nube di Oort, come molte altre comete a lungo/lunghissimo periodo.

Questa scoperta dimostra quindi che Euclid può contribuire anche all'identificazione di nuove comete, mentre si dedica alla sua missione principale: studiare la materia oscura e l'energia oscura attraverso la mappatura di miliardi di galassie.

C/2026 S1 non è un obiettivo adatto alla futura missione Comet Interceptor dell'ESA, ma la scoperta ha già permesso di mettere alla prova il coordinamento tra i gruppi scientifici coinvolti nelle due missioni.

[Comunicato stampa]
1,0000018
L2U Space News logo
L2U Space News

20 ott 2026, 01:21

Video
La missione giapponese Martian Moons eXploration (MMX) è decollata alle 21:41!

Dopo un viaggio di circa un anno, la sonda raggiungerà il sistema marziano, dove studierà entrambe le lune. Si concentrerà soprattutto su Phobos, entrando in un'orbita simile a quella del satellite, dalla quale potrà osservare la sua forma, analizzare la superficie e individuare i siti più adatti per la raccolta dei campioni.

Una volta individuata la zona migliore, entrerà in gioco un rover, che raggiungerà la superficie prima della sonda principale per osservarla direttamente. Successivamente, il veicolo MMX tenterà l'atterraggio e raccoglierà almeno 10 grammi di materiale. Completate le operazioni scientifiche, ripartirà verso la Terra. La capsula contenente i campioni si separerà dalla sonda, entrerà nell'atmosfera terrestre e sarà recuperata in Australia.

L'origine delle due lune marziane è ancora dibattuta. Secondo una delle ipotesi, si sarebbero formate dai detriti prodotti da un enorme impatto con Marte. Secondo un'altra, sarebbero asteroidi provenienti da regioni più esterne del Sistema Solare, catturati dalla gravità del pianeta.

Le osservazioni della missione e le analisi dei campioni riportati a Terra potranno aiutare a distinguere tra queste possibilità, ricostruendo la storia di Phobos, Deimos e dello stesso Marte.
C'è anche l'obiettivo tecnologico di sviluppare nuove capacità per viaggiare nel sistema marziano, atterrare su piccoli corpi celesti, raccogliere campioni e riportarli a Terra.

Credit: JAXA

FixupX

NSF - NASASpaceflight.com (@NASASpaceflight)

LAUNCH! JAXA's H3-24L launches MMX to Phobos.Overview:https://www.nasaspaceflight.com/2026/10/mmx-launch/Live:https://www.youtube.com/watch?v=Fn6gzuGa-6c

1,0400019
L2U Space News logo
L2U Space News

19 ott 2026, 17:13

Marte ha due piccole lune, Phobos e Deimos, che potrebbero conservare informazioni sulla storia del Pianeta Rosso e sulla formazione del Sistema Solare. Per studiarle da vicino, la JAXA, l'agenzia spaziale giapponese, ha progettato MMX (Martian Moons eXploration), una missione che punta a raccogliere materiale dalla superficie di Phobos e riportarlo sulla Terra.

Il lancio è previsto questa sera alle 21:41 e la missione durerà circa cinque anni. Dopo un viaggio di circa un anno, la sonda raggiungerà il sistema marziano, dove studierà entrambe le lune. Si concentrerà soprattutto su Phobos, entrando in un'orbita simile a quella del satellite, dalla quale potrà osservare la sua forma, analizzare la superficie e individuare i siti più adatti per la raccolta dei campioni.

Una volta individuata la zona migliore, entrerà in gioco un rover, che raggiungerà la superficie prima della sonda principale per osservarla direttamente. Successivamente, il veicolo MMX tenterà l'atterraggio e raccoglierà almeno 10 grammi di materiale. Completate le operazioni scientifiche, ripartirà verso la Terra. La capsula contenente i campioni si separerà dalla sonda, entrerà nell'atmosfera terrestre e sarà recuperata in Australia.

L'origine delle due lune marziane è ancora dibattuta. Secondo una delle ipotesi, si sarebbero formate dai detriti prodotti da un enorme impatto con Marte. Secondo un'altra, sarebbero asteroidi provenienti da regioni più esterne del Sistema Solare, catturati dalla gravità del pianeta.

Le osservazioni della missione e le analisi dei campioni riportati a Terra potranno aiutare a distinguere tra queste possibilità, ricostruendo la storia di Phobos, Deimos e dello stesso Marte.
C'è anche l'obiettivo tecnologico di sviluppare nuove capacità per viaggiare nel sistema marziano, atterrare su piccoli corpi celesti, raccogliere campioni e riportarli a Terra.

Il lancio può essere seguito sul canale YouTube di JAXA, a partire dalle 20:45, ora italiana.

Link live JAXA: https://www.youtube.com/watch?v=Fn6gzuGa-6c

Credit: JAXA
Video Thumbnail
1,0300011
L2U Space News logo
L2U Space News

19 ott 2026, 13:30

Photo1/2
Metà redenzione e metà ascesa, il #LunediSciFi di oggi combina i classici tratti del supereroe con tematiche da tipico kdrama: parliamo di Psychokinesis (염력, Yeomnyeok) commedia nera coreana del 2018 scritta e diretta da Yeon Sang-ho al suo secondo live action dopo il celeberrimo Train to Busan del 2016. Psychokinesis ha toni ben diversi dalla precedente opera sci-fi di Yeong: per quanto il sangue e la tensione non manchino, i veri mostri sono le compagnie di costruzione predatorie, un filone presente in diverse opere di cinematografia coreana attuale (ad esempio il celebre Vincenzo).

Psychokinesis è il primo film di supereroi sudcoreano, e già dalle premesse ambisce ad essere diverso: il protagonista è un uomo in là con gli anni, con una figlia adulta che ha abbandonato molti anni prima e dei poteri che usa per uno scopo molto concreto, difendere il ristorante della ragazza (e il resto del quartiere) da una compagnia squalo che vorrebbe solo demolire e riqualificare.
1,020003
L2U Space News logo
L2U Space News

18 ott 2026, 15:42

Marte ha due lune, ma non sappiamo ancora come si siano formate.
Quando pensiamo alle lune del Sistema Solare, la prima immagine che ci viene in mente è probabilmente quella della nostra Luna. Ma le due lune di Marte sono molto diverse.
Sono Phobos e Deimos, sono molto piccole e presentano forme irregolari, simili a quelle degli asteroidi.
Phobos è la maggiore delle due (~20 km), mentre Deimos è ancora più piccola (~15 km). Entrambe hanno una superficie scura e caratteristiche che ricordano quelle di alcuni asteroidi ricchi di carbonio e di materiali primitivi, potenzialmente interessanti per ricostruire le prime fasi della storia del Sistema Solare.

Da dove arrivano?
Le ipotesi principali sono due.
Secondo la prima, Phobos e Deimos sarebbero asteroidi formatisi altrove e successivamente catturati dalla gravità di Marte.
La seconda ipotesi prevede invece un'origine molto più violenta. Un grande corpo celeste potrebbe essersi schiantato contro Marte, espellendo nello spazio enormi quantità di materiale. I frammenti rimasti in orbita attorno al pianeta si sarebbero poi aggregati, formando le due lune.
Il problema è che entrambe le spiegazioni presentano elementi a favore e nessuna delle due, per ora, ha risolto definitivamente il mistero.
Per capire quale scenario sia corretto, dobbiamo studiare direttamente i materiali di cui sono composte.

Ed è proprio questo l'obiettivo della missione giapponese MMX (Martian Moons eXploration). La sonda è progettata per osservare entrambe le lune, studiare l'ambiente attorno a Marte e raccogliere campioni, almeno 10 grammi, dalla superficie di Phobos, da riportare sulla Terra per analizzarli nei laboratori.
Le analisi potranno cercare differenze tra il materiale originario di Marte e quello proveniente dal corpo che potrebbe averlo colpito, oppure individuare caratteristiche compatibili con un asteroide catturato.

La missione è prevista per domani 19 ottobre alle 21:41, ora italiana. Il lancio avverrà dal Tanegashima Space Center a bordo di un lanciatore H3.

Link live JAXA: https://www.youtube.com/watch?v=Fn6gzuGa-6c

Credit: NASA/JPL/AoA
Video Thumbnail
6390017
L2U Space News logo
L2U Space News

16 ott 2026, 12:58

Photo1/2
Per anni, i dischi protoplanetari più piccoli sono sembrati molto più semplici di quelli grandi, privi di anelli, lacune e cavità. Ma forse il problema non era quello che contenevano, bensì la capacità dei nostri strumenti di osservarli.

Un nuovo studio condotto con ALMA, l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, ha rivelato strutture nascoste in alcuni dei più piccoli dischi di gas e polveri attorno a stelle giovani, mostrando che anche questi ambienti possono avere una struttura complessa.

Il team ha osservato 11 dischi compatti nella regione di formazione stellare del Lupus. Le osservazioni, condotte a una lunghezza d’onda di circa 0.9 millimetri, hanno raggiunto una risoluzione angolare di circa 0.02 secondi d’arco (circa come distinguere un capello a 1 km di distanza), sufficiente a distinguere strutture con dimensioni dell’ordine di 2 unità astronomiche, cioè il doppio della distanza media tra Terra e Sole.

In quattro dischi sono state individuate chiaramente strutture interne entro 10 unità astronomiche dalla stella, mentre in altri tre sono emersi indizi simili. Nel disco Sz 112, ALMA ha persino risolto una cavità centrale che si estende fino a sole 1,6 unità astronomiche dalla stella.
Queste strutture potrebbero essere importanti per la formazione dei pianeti. Gli anelli e le lacune possono infatti riflettere variazioni della pressione del gas, capaci di intrappolare le particelle solide e impedirne la rapida migrazione verso la stella. In questo modo, la polvere può concentrarsi in regioni favorevoli alla crescita dei pianeti.
Alcune lacune potrebbero essere state scavate da pianeti ancora in formazione, con masse compatibili con quelle delle super-Terre e dei mini-Nettuno. Queste osservazioni, però non costituiscono una rilevazione diretta di pianeti e sono necessarie ulteriori campagne osservative per chiarire l’origine delle strutture.

Il risultato suggerisce che molti dischi piccoli non siano davvero privi di dettagli: semplicemente, finora non avevamo una risoluzione sufficiente per vederli.

[Comunicato stampa]
[Articolo scientifico]
9670018
L2U Space News logo
L2U Space News

15 ott 2026, 11:42

Photo1/2
Il James Webb ha individuato la galassia che ospita il Fast Radio Burst (FRB) più distante mai osservato. E la cosa interessante è che si tratta di una piccola galassia nana, molto diversa da quelle che ci si aspettava di trovare.

I lampi radio veloci, sono emissioni di onde radio estremamente intense che durano pochi millisecondi e arrivano da regioni lontanissime dell'Universo. Scoperti per la prima volta nel 2007, rimangono ancora oggi un mistero: sappiamo che esistono, ma non abbiamo ancora prove definitive su quali fenomeni li generino.

Il segnale in questione è stato rilevato il 4 marzo 2024 dal radiotelescopio MeerKAT, in Sudafrica. I dati indicavano una distanza eccezionale, ma per confermarla era necessario individuare la galassia ospite. Webb l'ha identificata e ne ha misurato il redshift, pari a 2.148. Questo significa che la stiamo osservando com'era quando l'Universo aveva appena 3 miliardi di anni.

La galassia ha una massa circa mille volte inferiore a quella che i ricercatori si aspettavano. È una galassia nana, ma con una formazione stellare ancora molto attiva. La maggior parte delle stelle potrebbe essersi formata in appena 30 milioni di anni.
Una delle ipotesi sulla formazione dei FRB prevede che siano prodotti dalla fusione di due stelle di neutroni, un processo che può richiedere miliardi di anni. Un'altra possibilità è che nascano da magnetar, stelle di neutroni giovani con campi magnetici estremamente intensi, attraverso fenomeni come i terremoti stellari.
Una galassia così giovane e attiva è più compatibile con la seconda ipotesi. I risultati rafforzando l'idea che le magnetar possano essere all'origine di questi fenomeni.

Il segnale ha anche attraversato strutture cosmiche, lasciando tracce delle interazioni con la materia incontrata lungo il percorso. I ricercatori hanno individuato l'impronta di un ammasso di galassie finora sconosciuto e quella dell'ammasso della Vergine.
Questi lampi possono anche diventare anche strumenti per studiare la materia che si nasconde tra le galassie, altrimenti difficile da osservare.

[Comunicato stampa]
[Articolo scientifico]
1,2000017
L2U Space News logo
L2U Space News

14 ott 2026, 18:33

Photo1/2
Tre galassie nane isolate che hanno smesso di formare stelle potrebbero nascondere una storia interessante: in passato potrebbero essere passate vicino a una galassia molto più grande, perdendo gran parte del gas necessario per continuare a formare nuove stelle, per poi allontanarsi nuovamente. Si chiamano galassie "backsplash".

Le tre galassie candidate, chiamate Shapiro Dg I, II e III, sono state individuate analizzando dati d'archivio raccolti da telescopi terrestri. Sono galassie nane, quindi sistemi relativamente piccoli, con quantità ridotte di stelle, gas e materia oscura rispetto a galassie come la Via Lattea.

Il punto interessante è che queste galassie sono isolate, eppure non stanno più formando attivamente nuove stelle. In genere, queste galassie conservano il gas necessario alla formazione stellare, mentre quelle che vivono vicino a galassie più massicce possono perderlo a causa delle interazioni con l'ambiente circostante.

L'ipotesi proposta è che le tre galassie siano passate in precedenza nella regione dominata gravitazionalmente da Messier 101, la galassia Girandola. Durante il passaggio, la pressione esercitata dall'ambiente della galassia più grande potrebbe aver sottratto loro il gas, interrompendo la formazione stellare. In seguito, sarebbero tornate verso regioni più remote.
Per Shapiro Dg II esiste anche una spiegazione alternativa: potrebbe essere una debole galassia satellite di NGC 5585, una galassia a spirale vicina.

Le galassie backsplash sono previste dal modello cosmologico standard, ma finora è stato difficile individuarne esempi nell'universo locale. Queste tre candidate potrebbero quindi aiutare a comprendere meglio come le galassie evolvono anche in ambienti meno densi.
Saranno necessarie ulteriori osservazioni per misurarne con maggiore precisione le distanze e chiarirne la natura. Nuovi telescopi, tra cui il Vera C. Rubin Observatory, potrebbero aiutare a individuarne altre.

[Articolo scientifico]
1,2200011
L2U Space News logo
L2U Space News

14 ott 2026, 11:52

Photo1/4
Alcuni dei migliori scatti che abbiamo dei "red sprites"!

Gli "spiriti rossi" fanno parte dello zoo degli eventi luminosi transienti (TLE), in cui troviamo anche i "getti blu" e gli elfi (anelli verdi che si formano attorno agli spiriti).
Gli spiriti nella foto sono stati immortalato dal fotografo Florian Riou: la prima foto a Montemaggiore, Corsica; la seconda a Napoli, prodotti dallo stesso temporale che ha poi generato i tornado che hanno colpito la Sicilia.

I TLE sono causati da temporali molto carichi di elettricità che producono intensi fulmini che colpiscono il suolo. Questi creano un campo elettrico che si estende nell'alta atmosfera, fino a 90 km e durano solo pochi millisecondi. È quindi generalmente molto difficile coglierli sul fatto. Ma Florian lo fa sembrare quasi facile e alla portata di tutti.
Dalla foto si nota come la struttura sia diversa da una classica saetta e assomigli più alle radici di una pianta. Lo studio di questi eventi è ancora all'inizio (e non semplice), ma dall'analisi delle varie immagini raccolte si è notato come le ramificazioni diventino sempre più fini, il che fa pensare che il fenomeno sia strutturano fino a una scala molto piccola. Inoltre la diversa forma è dovuta a una diversa composizione, densità e temperatura dei gas attraversati.

Studiare questo tipo di fenomeni sulla Terra può aiutarci anche a capire gli eventi atmosferici che avvengono su altri pianeti. Per esempio i dati della sonda Juno hanno suggerito che spiriti ed elfi potrebbero manifestarsi nelle tempeste nell'atmosfera di Giove.
Il cambiamento climatico porta a formarsi temporali sempre più energetici e frequenti. Ciò porta a una maggiore attività elettrica, che è precorritrice dei TLE. Studiare i TLE potrebbe diventare molto importante per tracciare come l'atmosfera sta cambiando.

Credit: florian.riou
1,0700028
L2U Space News logo
L2U Space News

13 ott 2026, 18:31

Photo1/2
Venere è un inferno e per arrivare a studiarlo da vicino, bisogna prima costruire una sonda capace di sopravvivere alle sue temperature estreme.

La NASA ha annunciato il successo di una serie di test termici sul modello ingegneristico del lander della missione DaVinci, progettata per attraversare l'atmosfera venusiana e studiarne la composizione.

Il test si è svolto tra il 28 agosto e il 10 settembre presso la Rex Heat Treat di Bedford, in Pennsylvania. La sonda, una struttura sferica di circa un metro di diametro rivestita da un'armatura in titanio, è stata sottoposta a sei cicli termici, ciascuno della durata di circa un'ora, raggiungendo i 465 °C: la temperatura prevista durante la discesa verso la superficie di Venere.
La sfida non consiste soltanto nel resistere al calore, ma anche nel proteggere gli strumenti scientifici a bordo. Per verificare il comportamento del sistema, gli ingegneri hanno monitorato l'hardware interno, che simulava la strumentazione scientifica, attraverso oltre cento sensori.

Il modello ha superato tutti e sei i cicli senza riportare danni. Un passaggio importante per dimostrare che la sonda potrà affrontare le condizioni estreme del pianeta e continuare a raccogliere dati durante la discesa.

E cosa farà DaVinci una volta in viaggio nell'atmosfera di Venere? Analizzerà chimicamente i gas, studiandone la composizione e la stratificazione. Inoltre, scatterà immagini della superficie e dei suoi rilievi con la più alta risoluzione mai ottenuta finora, che serviranno a realizzare una mappa tridimensionale della regione di discesa. I dati verranno trasmessi via radio alla sonda madre, che orbiterà a circa 9.000 km di quota.

Questa prova segue una precedente campagna di test dedicata al sistema di imaging. La missione è attualmente in attesa dell'approvazione per passare alla fase finale di progettazione e fabbricazione.

Credit: Nasa/Mike Guinto
1,0900027
L2U Space News logo
L2U Space News

13 ott 2026, 12:04

Photo1/2
Perseverance ha appena stabilito un nuovo record del Sistema Solare! Nessun veicolo ha mai percorso così tanta strada sulla superficie di un altro mondo!

L'11 ottobre, il rover della NASA ha raggiunto i 45.22 km percorsi su Marte, superando il precedente primato di Opportunity, che aveva accumulato 45.16 km durante la sua missione. Perseverance ha raggiunto questo traguardo al 2006° sol marziano, dopo circa cinque anni e mezzo di attività. Opportunity aveva impiegato quasi 15 anni per percorrere una distanza simile.

Gran parte del merito va ad AutoNav, il sistema di navigazione autonoma che permette al rover di valutare il terreno mentre si muove, individuare gli ostacoli e calcolare il percorso migliore. Oltre il 90% della distanza percorsa da Perseverance è stata coperta utilizzando questo sistema. In condizioni favorevoli, il rover può percorrere fino a 412 metri in un singolo sol.

Poter esplorare più terreno in meno tempo significa raggiungere una maggiore varietà di rocce, studiare più ambienti geologici e ricostruire meglio la storia del Pianeta Rosso.
Perseverance ha già attraversato l'antico fondale lacustre del cratere Jezero, seguito il sistema di un fiume ormai scomparso e raggiunto il bordo del cratere, dove sta studiando rocce che potrebbero conservare tracce di antichi ambienti idrotermali. Finora ha raccolto 29 campioni di roccia e regolite, provenienti da diverse aree del cratere.

La missione è stata recentemente estesa fino alla fine del 2028 circa. Con i sistemi di mobilità ancora pienamente operativi, Perseverance continuerà quindi a esplorare Marte e ad aggiungere chilometri al proprio record.

E pensare che il piano originale prevedeva di percorrere appena 20 km!

[Comunicato stampa]
1,1800032
L2U Space News logo
L2U Space News

12 ott 2026, 18:33

Photo1/2
Un fuoco d'artificio spaziale perfetto. Quello che vedete è Pa 30, il probabile resto di una supernova osservata quasi 850 anni fa, fotografato dal telescopio Gemini North.

La supernova SN 1181, una delle 5 supernove osservate prima dell'invenzione del telescopio, fu osservata per la prima volta tra il 4 e il 6 agosto del 1181 da astronomi cinesi, giapponesi e arabi. Grazie alla sua luminosità rimase visibile nella costellazione di Cassiopea per 185 giorni. Oggi, Pa 30 è il principale candidato a essere ciò che rimane di quell'esplosione.

Le nuove osservazioni hanno rivelato che i filamenti radiali, che danno al resto la sua caratteristica forma a fuoco d'artificio, sono circa dieci volte più numerosi di quanto osservato in precedenza. Ma soprattutto, non sono strisce continue: sono formati da catene regolari di minuscoli nodi di gas. La struttura potrebbe essere stata modellata dalle variazioni di temperatura o densità del materiale circostante mentre i detriti si espandevano nello spazio.

Pa 30 ospita una stella sopravvissuta all'esplosione, con una temperatura di circa 200.000 °C e venti stellari che raggiungono i 16.000 km/s. La sua posizione quasi perfettamente centrale suggerisce che l'esplosione sia stata piuttosto simmetrica.
La presenza di una stella "zombie" potrebbe indicare che SN 1181 potrebbe essere stata una rarissima supernova di tipo Iax. A differenza delle classiche supernove di tipo Ia, che distruggono completamente la stella, queste esplosioni sono meno energetiche e incomplete, lasciando dietro di sé una stella superstite.

Pa 30 è, al momento, l'unico resto conosciuto di una supernova di tipo Iax nella Via Lattea. In tutto l'universo ne conosciamo 65 di possibili candidati.
Quali misteri ha in serbo ancora Pa 30?

[Pre-print articolo scientifico]
1,2200021
L2U Space News logo
L2U Space News

12 ott 2026, 13:34

Photo1/2
Mettetevi al riparo! L’esilarante #LunediSciFi di oggi è Save Yourselves! (2020), commedia fantascientifica e satira sociale scritta e diretta da Alex Huston Fischer ed Eleanor Wilson. Il film segue una giovane coppia di Brooklyn, completamente dipendente dalla tecnologia e senza particolari abilità o competenze, che si ritrova ad affrontare un’invasione aliena proprio durante una agognata settimana di disintossicazione da internet e social in una baita isolata. Il film è stato proiettato in anteprima al Sundance Film Festival il 25 gennaio 2020: acquisito poco dopo da Bleecker Street, è stato finalmente distribuito il 2 ottobre successivo, con un buon successo sia per pubblico che per critica. Al momento, una serie TV ispirata al film è in corso di realizzazione da parte di Keshet Studios e Universal Television.
1,210003
L2U Space News logo
L2U Space News

10 ott 2026, 21:32

Photo1/2
Dallo spazio, il Parco nazionale di Etosha, nel nord della Namibia, sembra quasi un mondo generato da No Man's Sky. Non è un'immagine artistica, ma il risultato delle osservazioni del satellite Sentinel-2.

Al centro c'è l'Etosha Pan, una gigantesca distesa salina che si estende per circa 130 km da est a ovest e copre una superficie di 4760 km². Vista a occhio nudo, appare prevalentemente bianca, ma i colori dell'immagine sono falsati. Le aree bianche corrispondono alle distese di sale, mentre le tonalità azzurre distinguono l'acqua in base alla presenza di sedimenti: più chiara dove l'acqua è torbida, più scura dove è limpida. La vegetazione, invece, risalta in rosso.
A nord-ovest della grande distesa salina si trovano numerose depressioni più piccole, alcune delle quali conservano ancora acqua all'inizio della stagione secca. La più grande è la Natukanaoka Pan, dove le acque assumono sfumature verdi e blu.

Il fiume Ekuma scorre dal lago Oponono, situato a circa 1200 metri s.l.m., verso sud, raggiungendo la distesa salina a circa 1030 metri di quota. Il lago riesce a conservare acqua da una stagione delle piogge alla successiva e ospita fenicotteri e bovini.
Attorno all'Etosha Pan, il rosso intenso rivela praterie, savane e boschi di mopane. Questi ultimi dominano soprattutto le zone orientali e centrali del parco e costituiscono l'habitat di elefanti, giraffe e leopardi. Nelle savane occidentali e meridionali vivono invece, tra gli altri, gnu, leoni e springbok.

Come riesce Sentinel-2 a distinguere tutti questi elementi? Il satellite dispone di uno strumento multispettrale capace di rilevare la luce in 13 bande differenti, mentre l'occhio umano ne percepisce soltanto tre: rosso, verde e blu. Le osservazioni nel vicino infrarosso permettono di evidenziare caratteristiche della superficie terrestre difficili da riconoscere nelle immagini a colori naturali.
In particolare, la vegetazione sana riflette una quantità significativa di infrarosso: per questo le zone rosse più intense corrispondono alle aree con una vegetazione più densa.

Credit: Copernicus/Sentinel, ESA
1,4100015
L2U Space News logo
L2U Space News

08 ott 2026, 12:19

Photo1/2
È morta a 90 anni Margaret Heafield Hamilton, informatica, ingegnera e imprenditrice statunitense e una delle figure di riferimento per il movimento culturale "donne in STEM".
È stata la direttrice del Software Engineering Division del MIT Instrumentation Laboratory, che sviluppò il software di bordo per il programma Apollo.

Margaret nacque a Paoli (Indiana) il 17 agosto 1936. Nel 1954 si diplomò alla Hancock High School e successivamente si laureò in matematica presso l'Università del Michigan. Nel 1958 conseguì una seconda laurea in matematica e filosofia presso l'Earlham College.
Dal 1961 al 1963, Hamilton lavorò al progetto SAGE, inizialmente volto allo sviluppo di un sistema per previsioni meteorologiche. È stato poi utilizzato come sistema di difesa antiaerea in previsione di possibili attacchi sovietici. Grazie al suo contributo al progetto, Margaret è diventata una candidata per la posizione di capo sviluppo per il software di volo del programma Apollo.

Hamilton entrò al Charles Stark Draper Laboratory, dove divenne direttrice e supervisore dello sviluppo software. Le scelte progettuali del gruppo di Hamilton e del sistema operativo di J. Halcombe Laning si sono rivelate cruciali e, in uno dei momenti critici durante lo svolgimento della missione Apollo 11, hanno evitato l'abbandono della stessa.
Il 20 luglio del 1969, a causa di una checklist sbagliata gli astronauti spostarono l'interruttore del radar di attracco in una posizione scorretta. La conseguenza fu la richiesta al computer di eseguire funzioni inutili, con un consumo aumentato del 15%.
Il software stesso, grazie al design della Hamilton, era in grado di riconoscere che gli era stato richiesto di fare più di quello che poteva eseguire, da cui l'allarme. Ma nel computer era anche incorporato un insieme di procedure di ripristino.
Pochi minuti dopo Neil Armstrong poteva comunicare che il modulo lunare era atterrato sano e salvo nel Mare della Tranquillità.

«Se il computer non avesse riconosciuto questo problema e reagito di conseguenza, dubito che Apollo 11 sarebbe potuta essere l’allunaggio con successo che fu.»

Credit: NASA

[Cristina]
1,8700063
L2U Space News logo
L2U Space News

06 ott 2026, 22:54

Photo1/2
È sempre bello quando i rover scattano foto ai panorami marziani!

Curiosity ha fotografato alle 8:30 del mattino, ora locale marziana, una formazione di rocce molto particolare: una serie di creste e pareti modellate dal vento chiamate "yardang".

Lo scatto è stato realizzato l'11 agosto 2026. Il panorama è composto da sei fotografie unite tra loro e il team non ha applicato il consueto bilanciamento del bianco, mantenendo quindi l'aspetto caratteristico delle prime ore del mattino.

Gli yardang che vediamo in lontananza fanno parte di uno strato che si estende per circa 16 chilometri nella zona nord-occidentale del Mount Sharp, la montagna alta circa 5 km che Curiosity sta esplorando dal 2014 all'interno del cratere Gale.
La formazione è particolarmente interessante perché potrebbe conservare informazioni sulla storia geologica di Marte. Il Mount Sharp è composto da diversi strati, ognuno dei quali registra una fase differente della storia del pianeta. In passato, questa regione era interessata dalla presenza di laghi e corsi d'acqua. Con il progressivo prosciugamento dell'ambiente, si depositarono anche minerali salini.
In seguito il vento ne ha eroso una parte, contribuendo alla formazione degli yardang.

Ma ci sono ancora degli interrogativi. Lo strato appare diverso da ciò che lo circonda: ha un colore differente, gli strati sono inclinati in modo particolare e sembra quasi essere stato depositato sopra il resto della montagna. Una delle ipotesi è che possa trattarsi di cenere proveniente da antiche eruzioni vulcaniche, ma non è ancora chiaro come si sia formato.

Curiosity si sta avvicinando progressivamente a questa regione. Nel settembre 2026 ha inoltre raggiunto un altro importante traguardo: un chilometro di dislivello rispetto al fondo del cratere Gale, la maggiore quota mai raggiunta da un rover su Marte.

Gli scienziati sperano di arrivare alla base degli yardang nel 2027. A quel punto Curiosity potrà studiarli direttamente anche con il suo braccio robotico, cercando di capire quale processo abbia prodotto queste strutture così insolite.

Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS

[Comunicato stampa]
2,0100021
L2U Space News logo
L2U Space News

06 ott 2026, 15:37

Photo1/2
Il Nobel per la Fisica 2026 va a Francis Halzen per aver dato un contributo decisivo alla realizzazione dell'IceCube Neutrino Observatory e alla scoperta di neutrini ad alta energia di origine astrofisica.

Come mai sti neutrini sono valsi un Nobel?

I neutrini sono particelle subatomiche estremamente difficili da rilevare. Interagiscono molto debolmente con la materia e possono quindi attraversare enormi quantità di materiale senza essere fermati. Questo li rende anche messaggeri straordinari: possono viaggiare attraverso l'Universo portando con sé informazioni sui luoghi in cui sono stati prodotti.

Per intercettarli, Halzen ha contribuito a sviluppare un'idea particolare: usare il ghiaccio dell'Antartide come enorme rivelatore di particelle.
Sotto il Polo Sud si trova infatti IceCube, un osservatorio costruito all'interno del ghiaccio. Quando un neutrino interagisce con la materia, può produrre particelle secondarie che generano una debole luce, chiamata luce Cherenkov. I sensori immersi nel ghiaccio possono rilevare questa luce e ricostruire le caratteristiche dell'evento.

L'obiettivo è riuscire a individuare neutrini provenienti da molto lontano e capire da quali fenomeni astrofisici abbiano avuto origine.
La scoperta dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica ha così aperto una nuova finestra sull'Universo. Non stiamo più osservando il cosmo soltanto attraverso la luce: possiamo utilizzare anche queste particelle per studiare gli ambienti più energetici dell'Universo. E insieme alle onde gravitazionali compongono il pacchetto dell' "astrofisica multimessaggera"

Credit: Johan Jarnestad/The Royal Swedish Academy of Sciences
1,9200024
L2U Space News logo
L2U Space News

06 ott 2026, 01:06

E se un pianeta potesse nascere dalla morte della propria stella?

È una nuova possibilità, suggerita da una analisi dei dati di Hubble, che ha riportato alla luce un indizio rimasto nascosto per oltre 25 anni negli archivi.

La protagonista è HS 0209+0832, una nana bianca: il nucleo residuo di una stella di piccola massa che ha espulso nello spazio gli strati più esterni.
Nel 1999 Hubble aveva osservato questa stella, registrando circa un centinaio di impronte chimiche che non era stato possibile identificare. Anni dopo, utilizzando un database chimico aggiornato, si è riconosciuta un'impronta interessante: quella del niobio (metallo con numero atomico 41), presente in quantità insolitamente elevate.

Il niobio e altri elementi più pesanti del ferro non vengono prodotti normalmente nei nuclei stellari attraverso la fusione nucleare. Possono invece formarsi nelle condizioni estreme che si verificano durante le fasi finali della vita di una stella. La loro presenza indica quindi che il materiale espulso dalla stella morente era arricchito da questi elementi.

Secondo i ricercatori, parte di questo materiale potrebbe essersi successivamente aggregata formando un pianeta di seconda generazione: un mondo nato dai materiali espulsi durante la sua morte.

Il candidato sarebbe un gigante gassoso grande circa quanto Giove, ma ancora molto giovane e sottoposto a una forte radiazione proveniente dalla nana bianca. Questa radiazione sta probabilmente strappando materiale dalla sua atmosfera, creando una sorta di coda che ricade verso la stella.

Serviranno ulteriori osservazioni per capire se il pianeta esiste davvero e, soprattutto, quanto siano comuni questi sistemi.

[Comunicato stampa]
[Articolo scientifico]

ESA Hubble

Suspected second-generation planet solves Hubble cold case

For more than a quarter century, unidentified chemical signatures from a white dwarf star have laid dormant in the archive of the NASA/ESA Hubble Space Telescope, until diligent sleuthing by a young astronomer revealed something extraordinary: high amounts…

1,740009
L2U Space News logo
L2U Space News

05 ott 2026, 13:34

Photo1/2
Il #LunediSciFi di oggi portala narrazione all’omeopatia: parliamo di Io (2019), titolo post apocalittico diretto da Jonathan Helpert su sceneggiatura di Clay Jeter, Charles Spano e Will Basanta. La Io nel titolo è proprio la luna di Giove, ma non la vedremo mai: nonostante l’umanità si sia rifugiata quasi tutta nella sua orbita, convertendo una centrale elettrica orbitante in stazione di fortuna e usandola come base di lancio per missioni verso Proxima Centauri, il focus del film è sulle pochissime persone rimaste nella tossica – e ormai compromessa – Terra. In vista dell’ultima partenza verso Io, la giovane protagonista, figlia di uno scienziato convinto sostenitore della rinascita dell'ecosistema terrestre e ormai deceduto, deve decidere se mollare tutto e correre verso la salvezza, o se restare: questa scelta è il fulcro dell’intera trama, e alla fine non verrà nemmeno presa una decisione attiva. La speranza rimane, così come il risentimento verso chi ha mollato.
1,630005
L2U Space News logo
L2U Space News

02 ott 2026, 19:35

Photo1/2
Il James Webb ha osservato qualcosa che assomiglia molto a una delle fasi più violente della formazione del nostro Sistema Solare: collisioni tra corpi planetari in sistemi stellari molto giovani.

Webb ha studiato una classe particolare di sistemi stellari chiamati "dischi di detriti estremi". Sono dischi caratterizzati da una quantità elevata di polvere calda molto vicina alla stella, nella regione dove nel nostro sistema planetario si trovano i pianeti rocciosi.

Le osservazioni nel medio infrarosso hanno mostrato tre caratteristiche comuni ai dischi analizzati: granelli di polvere più piccoli rispetto a quelli dei normali dischi di detriti, una grande quantità di polvere calda e variazioni irregolari della luminosità.

La composizione della polvere permette però di capire qualcosa in più sulle collisioni che l'hanno prodotta. Circa 1/3 del campione è ricco di silice. Questi dischi sarebbero il risultato di collisioni ad alta energia tra corpi delle dimensioni di Marte, abbastanza violente da vaporizzare una parte significativa del materiale. I restanti 2/3 sono invece poveri di silice e sembrano essere prodotti da collisioni meno energetiche, come impatti radenti tra corpi delle dimensioni della Luna.

C’è anche una differenza nell'età delle stelle: i dischi ricchi di silice sono stati osservati soltanto attorno a stelle più giovani di 300 milioni di anni, mentre quelli poveri di silice possono persistere per un intervallo di età molto più ampio e mostrano spesso variazioni di luminosità maggiori.
Questi sistemi potrebbero quindi rappresentare diverse fasi della formazione ed evoluzione dei pianeti rocciosi. E il nostro Sistema Solare potrebbe aver attraversato più di una fase simile.

[Comunicato stampa]
[Articolo scientifico]
1,8200016
L2U Space News logo
L2U Space News

01 ott 2026, 20:32

Video
Il 30 settembre di 10 anni fa, la missione dell'ESA Rosetta andava a coricarsi per sempre sulla cometa, che per 786 ha studiato in lungo e in largo, 67P/Churyumov-Gerasimenko.

La decisione di concludere la missione sulla superficie è dovuta al fatto che l’orbita della cometa la stava portando nelle regioni al di là di Giove, dove non ci sarebbe stata energia solare sufficiente per far funzionare la sonda. Inoltre, stava per iniziare un periodo in cui il Sole si sarebbe trovato quasi sulla linea di vista tra la Terra e Rosetta, rendendo sempre più difficili le comunicazioni radio.

Durante il suo commovente "last dance", la sonda ha continuato a raccogliere dati e a scattare immagini, alcune delle quali sono state usate per creare questo video che segue l'avvicinarsi della sonda alla cometa.
Le immagini seguono le ultime ore della missione: a 19 km dalla superficie è stato attivato il motore per immetterla su una traiettoria di impatto, e 14 ore e mezza dopo la sonda ha toccato la cometa.

L'ultimo pacchetto di dati venne ricevuto alle 13:19 dall'ESOC (Centro Europeo per le Operazioni Spaziali). La velocità di impatto stimata fu di 3.2 km/h e il luogo dell'atterraggio, chiamato Sais in onore alla città che ospitava il tempio egizio da cui proveniva la Stele di Rosetta, fu a soli 40 metri dal punto previsto. Questo a rimarcare l'incredibile precisione della pianificazione delle manovre e delle operazioni durante tutta la missione.

L'ultima immagine è stata scattata a 23.3-26.2 metri dalla superficie, 10 secondi prima dell'impatto e mostra un area di circa 1 metro quadrato.
in realtà, circa 1 anno dopo la fine della missione, fu scoperta una nuova immagine, che era nascosta in alcuni pacchetti di dati ed era piuttosto offuscata a causa della perdita di dati durante la trasmissione. L'immagine mostra sempre un'area di circa 1 metro quadrato ripresa, però, a 17.9-21 metri di distanza dalla cometa. Quindi questa immagine, seppur meno scenica è la vera ultima immagine scattata da Rosetta.

CC: in video
2,0600031
L2U Space News logo
L2U Space News

01 ott 2026, 00:54

Video
La missione Smile dell’ESA e della Chinese Academy of Sciences ha iniziato ufficialmente la sua attività scientifica.

Il 23 settembre la missione è stata dichiarata pronta a studiare come la Terra risponde al vento solare. Smile era stata lanciata il 19 maggio e aveva raggiunto l’orbita prevista per le operazioni scientifiche il 20 giugno. Da allora è iniziato un lungo periodo di messa in servizio, durante il quale i team europei e cinesi hanno dispiegato i vari meccanismi, acceso i sistemi, verificato le comunicazioni e risolto i problemi emersi.

La missione porta con sé quattro strumenti scientifici. Insieme permetteranno di studiare l'interazione tra l'attività solare e il campo magnetico terrestre, osservando fenomeni come le tempeste geomagnetiche e le aurore e migliorando la nostra comprensione dello space weather, cioè delle condizioni dello spazio influenzate dall'attività del Sole.

Lo strumento UVI, il 24 luglio, ha ripreso in ultravioletto l'intero anello delle aurore settentrionali, mostrando una sottotempesta aurorale provocata da una perturbazione del campo magnetico terrestre. Lo strumento è inoltre in grado di osservare le aurore per periodi record di 45 ore consecutive.

Anche SXI è stato acceso e ha prodotto le sue prime immagini, utilizzate inizialmente per verificare il corretto funzionamento della camera. Rimane però un problema: quando osserva verso la Terra, SXI rileva troppa luce indesiderata. I team stanno quindi modificando impostazioni e software per ridurla.

La situazione dovrebbe migliorare naturalmente nelle prossime settimane, mentre Smile si allontanerà progressivamente dalla Terra e diminuirà la quantità di luce proveniente dalla regione del Polo Nord. Per metà ottobre SXI dovrebbe poter ottenere la sua prima immagine della magnetopausa, la regione in cui il vento solare incontra il campo magnetico terrestre, oppure della cuspide polare settentrionale, una zona in cui le particelle del vento solare vengono incanalate verso la superficie.

[Comunicato stampa]
2,0100022
L2U Space News logo
L2U Space News

30 set 2026, 18:23

Photo1/2
NGC 362D è un sistema binario molto particolare, perché ci permette di osservare due stelle in una fase estremamente rara della loro evoluzione.

Il sistema è formato da una pulsar millisecondo, una stella di neutroni capace di ruotare centinaia di volte al secondo, e dalla sua compagna: una nana bianca, la più giovane mai identificata in un sistema binario con una pulsar millisecondo.

La scoperta è stata possibile grazie alle osservazioni radio del radiotelescopio MeerKAT e lo studio è stato guidato INAF e UniBo e la prima autrice è Greta Ettorre. I dati hanno permesso di determinare con la posizione della pulsar e di cercare la sua compagna nelle immagini d'archivio di Hubble.

La compagna di NGC 362D è una proto-nana bianca di elio con una massa di appena 0,18 volte quella del Sole. La nana bianca emette nell'ultravioletto meno luce di quanto previsto. Una possibile spiegazione è che parte della radiazione venga assorbita da materiale ancora presente attorno alla stella, residuo del precedente trasferimento di materia verso la stella di neutroni. Si tratta della prima evidenza di questo possibile fenomeno in un sistema di questo tipo.

Ma qual è la possibile storia della formazione di questo sistema?
La storia comincia quando la stella oggi diventata nana bianca era ancora una stella normale. Per milioni di anni ha trasferito materia alla stella di neutroni. Insieme alla materia veniva trasferito anche momento angolare, aumentando progressivamente la velocità di rotazione della stella di neutroni: il cosiddetto meccanismo di "riciclo" delle pulsar.
La stella donatrice, invece, perdeva progressivamente i propri strati esterni, lasciando un nucleo compatto destinato a diventare una nana bianca.

NGC 362D ci mostra quindi una fase molto precoce proprio dopo questo processo di riciclo. Studiare un sistema così giovane può aiutare a capire meglio l'evoluzione delle pulsar millisecondo. Questi oggetti sono talmente regolari, nell'emettere i loro impulsi, da comportarsi come veri e propri orologi naturali, permettendo di studiare la gravità in condizioni estreme e sottoporre la relatività generale a test sempre più precisi.

[Articolo scientifico]
1,5600017
L2U Space News logo
L2U Space News

08 set 2026, 23:52

Photo
Con la diffusione di tecnologia sempre più ‘intelligente’ la sicurezza diventa un fattore fondamentale, ma non sempre il pericolo viene dalla controparte artificiale: l’accattivante #LunediSciFi di oggi è Companion (2025).

Scritto e diretto da Drew Hancock al suo debutto alla regia, Companion porta l’attenzione sulla moralità dei maltrattamenti subiti da androidi quando questi non sanno di esserlo, ma con un twist di azione in più, quando un fine settimana tra amici si trasforma nella copertura perfetta per il furto del secolo. Nel bilanciare la narrazione, questo film non perde importanza andando a confondersi in mezzo a mille altri titoli uguali, ma offre una prospettiva fresca ed originale che è stata tanto apprezzata sia da critica che da pubblico.
1,400007
L2U Space News logo
L2U Space News

08 set 2026, 23:52

Il prossimo grande osservatorio della NASA è pronto al lancio. E, per una volta, lo è anche in anticipo. Il Nancy Grace Roman Space Telescope è sulla rampa di lancio e il decollo è previsto per OGGI, 30 agosto, alle 13:26, circa otto mesi prima rispetto…
1,600006
L2U Space News logo
L2U Space News

08 set 2026, 23:52

Photo
Il prossimo grande osservatorio della NASA è pronto al lancio. E, per una volta, lo è anche in anticipo.

Il Nancy Grace Roman Space Telescope è sulla rampa di lancio e il decollo è previsto per OGGI, 30 agosto, alle 13:26, circa otto mesi prima rispetto alle tempistiche iniziali e senza sforare il budget.

Roman nasce per osservare tanto cielo, tutto insieme. Il suo specchio da 2.4 metri è paragonabile a quello di Hubble, ma il campo visivo è molto più ampio. In pratica, può catturare immagini con lo stesso livello di dettaglio di Hubble, ma su aree di cielo circa cento volte più grandi. Questo cambia completamente il tipo di scienza che si può fare. Se telescopi come JWST puntano a guardare in profondità oggetti singoli, Roman è progettato per mappare il cosmo su larga scala, costruendo veri e propri censimenti di galassie, supernove e strutture cosmiche.

Lo strumento principale è una camera da circa 300 megapixel capace di osservare nel visibile e nel vicino infrarosso. Il secondo è un coronografo, uno strumento che blocca la luce delle stelle per riuscire a osservare direttamente pianeti attorno a esse.
Roman cercherà di rispondere a domande fondamentali sulla struttura e sull’evoluzione dell’universo, in particolare su materia oscura ed energia oscura, due componenti che restano ancora in gran parte misteriose. Allo stesso tempo, contribuirà a espandere il catalogo degli esopianeti, osservando migliaia di sistemi planetari nella nostra galassia.

La NASA ha scelto il Falcon Heavy come lanciatore. Una volta lanciato, il telescopio raggiungerà il punto di Lagrange L2 del sistema Sole-Terra, a circa un milione e mezzo di chilometri da noi, dove opererà insieme ad altri osservatori come James Webb.

Potete seguire la diretta sui canali social della NASA.

Credit: NASA
1,8400019
L2U Space News logo
L2U Space News

08 set 2026, 23:52

Photo
L'osservatorio Paranal dell'ESO, si trova in Cile, a una latitudine di circa 15 gradi Sud. A quelle latitudini la rotazione terrestre sposta la superficie della Terra verso Est a circa 1500 km/h. Nonostante sia una velocità superiore a quella del suono a livello del mare (circa 1200 km/h), il moto di rotazione e impercettibile (e per fortuna!).

Uno dei modi che possiamo usare per renderci conto della rotazione terrestre è quello di studiare la rotazione apparente del cielo notturno: possiamo stare a guardarlo di notte e notare che le costellazioni si postano oppure possiamo fare uno "star trail", come nello scatto di questo post.
In questo caso si tratta di una lunga posa creata combinando 300 scatti da 25 secondi l'uno e la fotocamera è ovviamente tenuta nella stessa posizione da un treppiede.

Le "strisce di stelle" creano delle circonferenze concentriche centrate sul Polo Sud celeste, che si trova nei pressi della Croce del Sud. In realtà l'oggetto più vicino al Polo Sud celeste è la stella Sigma Octantis, ma ha una magnitudine apparente di 5.5, che è al limite della visibilità a occhio nudo, per questo motivo si preferisce moltiplicare per 4.5 volte la lunghezza del braccio maggiore della Croce del Sud per trovare indicativamente la posizione del Polo Sud celeste.

Il co-protagonista dello scatto è uno dei telescopi ausiliari da 1.8 metri, che stava osservando il cielo al momento dello scatto.

CC: https://www.instagram.com/odlavso/
1,5800019
L2U Space News logo
L2U Space News

08 set 2026, 23:52

Photo
Guardare verso il centro della Via Lattea non è semplice. Tra noi e lui ci sono enormi quantità di polvere e gas che bloccano la luce visibile, rendendo difficile osservare cosa si nasconde in quelle regioni.

Per questo, negli ultimi anni, il telescopio spaziale Hubble ha iniziato una campagna di osservazioni nel vicino infrarosso per mappare milioni di stelle verso il nucleo galattico e preparare il terreno al suo erede: il telescopio spaziale Nancy Grace Roman.
Roman osserverà 6 regioni vicino al centro della Via Lattea, per 438 giorni distribuiti nel corso della missione primaria. Una frequenza impressionante, necessaria per individuare eventi di microlensing gravitazionale: piccoli aumenti di luminosità che avvengono quando un oggetto massiccio passa davanti a una stella distante e ne piega la luce.
È una tecnica fondamentale perché permette di individuare oggetti quasi invisibili, inclusi pianeti erranti, nane brune e perfino buchi neri isolati.

Le osservazioni preliminari di Hubble servono proprio a questo: creare una mappa dettagliata delle stelle presenti nelle aree che Roman studierà in modo continuativo. Conoscere posizione, luminosità e comportamento delle stelle è essenziale per distinguere rapidamente eventi reali da variazioni normali o effetti strumentali.
Uno degli aspetti più interessanti della missione sarà la possibilità di osservare fenomeni che si sviluppano su scale temporali molto diverse. Alcuni eventi di microlensing dureranno poche ore, altri mesi o addirittura anni. Per questo Roman continuerà a monitorare le stesse regioni anche al di fuori delle campagne osservative principali, aumentando le probabilità di individuare oggetti estremamente difficili da rilevare con altri metodi.

La combinazione degli sforzi permetterà di costruire una delle mappe più dettagliate mai realizzate del centro della Via Lattea. Una mole di dati che aiuterà gli astronomi a studiare l’evoluzione stellare, la distribuzione della materia e tanto altro!

La data di lancio è fissata per il 30 agosto alle 13:26 ora italiana. Roman sarà uno degli osservatori più importanti della prossima generazione astronomica.

Credit: NASA/STScI
1,6600021

Showing 30 of 115 posts

Valutazione

Accesso richiesto

Frequently Asked Questions

Di cosa parla il canale Telegram L2U Space News?+

L2U Space News (@l2uspacenews) è un canale Telegram elencato in Notizie Tech su tgdio. Questo profilo mostra classifica, valutazioni, recensioni e post recenti così puoi decidere prima di iscriverti su Telegram. Al momento elenca circa 5814 iscritti su tgdio.

Come mi unisco a L2U Space News (@l2uspacenews) su Telegram?+

Apri il profilo del canale su tgdio, poi usa Join / Open in Telegram per andare su @l2uspacenews nell’app o sul web di Telegram e iscriverti gratis.

L2U Space News è un buon canale Notizie Tech?+

Su tgdio puoi controllare valutazione, recensioni, classifica e ultimi post di L2U Space News prima di unirti. Al momento elenca circa 5814 iscritti su tgdio. Confrontalo con canali Notizie Tech simili.

Dove vedo le statistiche e i post di L2U Space News?+

Su tgdio, apri la pagina @l2uspacenews per statistiche iscritti, classifica, valutazioni e post recenti. Usa il link Stats per grafici di crescita e attività.