
Migliaia di giovani, di ultras e di attivisti identitari. Centro città. Un solo coro: le strade e il Paese sono nostri.
Non chiedono niente. Non spiegano. Non si scusano. Marciano e dicono ciò, che dopo le violenze dei giorni scorsi ogni europeo dovrebbe pensare.
Chi oggi grida “estremisti” è lo stesso che ha trasformato le nostre città in terre di nessuno. Quelli che parlano di “convivenza” mentre gli europei diventano stranieri a casa loro.
Le piazze non aspettono più il permesso di nessuno.
Le strade sono nostre. Il Paese è nostro. La nostra identità ci appartiene.









