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Armare le parole. Costruire il pensiero. Alimentare consapevolezza.

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21 ott 2026, 11:45

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Lione. Ieri sera.

Migliaia di giovani, di ultras e di attivisti identitari. Centro città. Un solo coro: le strade e il Paese sono nostri.

Non chiedono niente. Non spiegano. Non si scusano. Marciano e dicono ciò, che dopo le violenze dei giorni scorsi ogni europeo dovrebbe pensare.

Chi oggi grida “estremisti” è lo stesso che ha trasformato le nostre città in terre di nessuno. Quelli che parlano di “convivenza” mentre gli europei diventano stranieri a casa loro.

Le piazze non aspettono più il permesso di nessuno.

Le strade sono nostre. Il Paese è nostro. La nostra identità ci appartiene.
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19 ott 2026, 11:47

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C’è una scena che riassume le proteste francesi. Una donna a Parigi, sola, si mette davanti al suo negozio mentre un gruppo di mascherati cerca di entrare per saccheggiarlo. Non grida slogan, non fa politica. Dice solo: «Perché lo fate? Fermatevi, non è questa la causa». La spingono via senza troppe storie e passano oltre. Entra, prendono quello che vogliono, escono.

In quel gesto c’è tutta la Francia di adesso. Non è più una protesta, è diventata predazione. E chi prova ancora a difendere qualcosa di concreto, un negozio, un lavoro, un pezzo di ordine, viene trattato come un ostacolo da rimuovere. Non con argomenti, ma con una spinta.

Una società che arriva a questo punto ha già perso qualcosa di fondamentale. Non solo il controllo della strada, ma l’istinto di difendere ciò che è suo.

Quando una donna comune viene messa da parte mentre i predatori fanno il loro lavoro, non stiamo più parlando di “tensione sociale”. Stiamo parlando di un paese che ha smesso di credere di dover esistere.
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18 ott 2026, 23:08

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Le seconde generazioni di magra*b tornano dopo aver fatto a pezzi il centro ieri.

Come se non fosse bastato.
Ieri hanno spaccato vetrine, saccheggiato Foot Locker, lanciato sassi e bombe carta. Oggi riprovano con Champions. Non è rabbia contro il carovita. È la solita razzia: maranza, magrebini di seconda leva e compagnia che prendono quello che vogliono e scappano. Mentre i negozianti chiudono le saracinesche e la città paga.

Chi continua a chiamarli “giovani arrabbiati” o “vittime del sistema” è un codardo. Questi non protestano. Devastano. E finché qualcuno farà finta di non vedere da dove vengono e che mentalità portano, Milano resterà il loro campo di gioco.
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17 ott 2026, 22:58

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Via Broletto: cariche, caos, urla di repressione.
Ma guardate bene la prima linea.. Sono solo maranza nordafricani: bande di strada usate come scudo umano e come strumento di disordine.
Li proteggono quando fanno casino nei quartieri, li giustificano quando aggrediscono, e quando serve li buttano avanti nei cortei. Creano il caos, provocano e poi la sinistra grida al fascismo.
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16 ott 2026, 11:53

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Gruppi di incappucciati tra i 16 e i 20 anni hanno devastato l’ITIS Peano: estintori svuotati, computer e arredi distrutti, locali inagibili. Scuola chiusa. Al Colombatto, spintoni, petardi e scontri tra chi vuole occupare e chi vuole studiare. Polizia in campo, identificati i responsabili.

Non è “diritto allo studio”. È vandalismo puro, spesso portato avanti da elementi esterni e da seconde generazioni che, come si vede nei video, sono in prima linea a creare caos. Stesso schema delle banlieue francesi: centri sociali, immigrati e loro figli usano le rivendicazioni scolastiche come pretesto per attacchi alle strutture pubbliche.

Mentre le famiglie italiane chiedono ordine e merito, qui si sfascia e si allaga. Chi paga? Sempre gli stessi.
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15 ott 2026, 12:11

Video
Per Gianni Alemanno, quella stagione politica nacque da due spinte opposte.

Da una parte, il MSI veniva vissuto dai suoi militanti come una forza di rottura, capace di offrire un’alternativa al sistema. Dall’altra, racconta Alemanno, c’era la pressione dell’antifascismo militante, che finiva per attribuire anche al più giovane militante le colpe storiche del fascismo.

È dentro questo scontro, sostiene, che maturò una generazione politica segnata insieme dall’idea del cambiamento e dalla violenza degli anni di piombo.
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14 ott 2026, 21:48

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Centocinquanta inglesi si sono buttati in mezzo alla strada mentre scaricavano altri centocinquanta clandestini. Nessuno ha chiesto il permesso. Hanno solo bloccato e basta.

La polizia li ha dispersi, una dozzina se li è portati via. Ovvio. Ormai proteggono chi entra di nascosto, non chi prova a fermarlo.

Non erano militanti. Era gente del posto. Stufi di vedere il loro paese trasformato in un magazzino a cielo aperto. Hanno fatto la cosa più semplice del mondo: hanno difeso un confine che nessuno difende più.
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13 ott 2026, 11:52

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Pieno giorno, a due passi dalle istituzioni europee. Un gruppo di mascherati sale sul tetto di un’auto, la calcia, ne sfascia i vetri e la carrozzeria. I media ufficiali parlano di «studenti» e di «scontri ai margini della manifestazione sindacale».

Non è un incidente isolato. È il prodotto di scelte precise, ripetute per decenni dalle stesse classi dirigenti che oggi fanno finta di indignarsi. Hanno gestito l’immigrazione di massa come se fosse un fatto neutro.

Hanno tollerato la formazione di quartieri dove le regole europee valgono solo sulla carta. Parallelamente hanno imposto politiche di austerità che colpiscono i lavoratori europei.
Il risultato è davanti agli occhi di tutti: chi lavora, paga le tasse e subisce i tagli, deve anche subire la distruzione del proprio spazio pubblico da parte di chi spesso non ha alcun legame reale con quel territorio.

A oggi la priorità é una sola: difendere chi produce, chi contribuisce e chi tiene in piedi la società, contro chi la vuole solo sostituire o sfruttare.
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09 ott 2026, 11:49

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C'era un tempo in cui certi tatuaggi non te li facevi perché erano belli. Te li portavi addosso perché dicevano chi eri, da dove venivi, a quale mondo appartenevi. In carcere, per strada, nei quartieri difficili, bastavano pochi segni per raccontare una storia intera.

Oggi li vediamo ovunque. Stessi simboli, stessa pelle. Ma spesso nessuno sa più cosa vogliano dire. problema non è il tatuaggio, quando resta il segno e si perde tutto quello che c'era dietro.

#tatuaggio #storia #storiaitaliana #accaddeoggi t#destra
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08 ott 2026, 16:40

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Il 6 ottobre a Milano un gruppo di antagonisti ha imbrattato diversi muri con simboli anarchici, slogan antifascisti e la scritta «1000 Ramelli».

Il riferimento è a Sergio Ramelli, il giovane del Fronte della Gioventù ucciso a Milano nel 1975 a colpi di chiave inglese, e a Norma Cossetto, studentessa istriana torturata e gettata in una foiba nel 1943.

Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre i militanti di Lealtà Azione sono intervenuti. Hanno cancellato le scritte, ripulito i muri e deposto rose rosse al Giardino dedicato a Norma Cossetto.

Hanno lasciato anche uno striscione: «Sergio e Norma, onoriamo il vostro ricordo».
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07 ott 2026, 11:45

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Nella Vandea, terra di sangue e di fede, un branco di adolescenti entra in chiesa, balla, rovescia arredi e canta:
«Bat*clan, gli ho sparato nell’occhio… Solo Allah può fermarmi.»

Inneggiano il nome di quegli infami terroristi: Merah e Abdeslam. Tutto questo dentro la casa di Dio.

Questo é il volto di una Francia che ha smesso di essere popolo. Ha consegnato le chiese, la memoria e i figli a chi li odia. La Vandea, che un tempo seppe morire in piedi, oggi ospita questa vergogna.

Basta resa. O si risponde, o si scompare.

E noi ricordiamo il Salmo 68 "sorga Dio, i suoi nemici si disperdano e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano"
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06 ott 2026, 11:42

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Nel 2027 speriamo gli europei si sveglino. Smettano di farsi raccontare la favola e aprano gli occhi su quello che stava succedendo davvero nelle loro città, nelle periferie, nelle scuole e negli ospedali. Anni di flussi incontrollati, di degrado, di violenza e di sostituzione culturale non passano inosservati all’infinito.

A un certo punto la gente si stanca di essere ospite a casa propria e di sentirsi dire che deve solo stare zitta e accettare.

Non siamo un albergo internazionale e non siamo un laboratorio sociale dove sperimentare teorie di qualcuno che poi torna a casa sua. Siamo un popolo con una storia, un’identità e un diritto a restare padrone del proprio territorio.

Un popolo realmente nazionalista e identitario non chiede scusa per questo ma difende il lavoro, la coesione delle comunità e la continuità di quello che è.
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30 ago 2026, 09:44

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Ceuta brucia. E non è successo per caso

Sulle spiagge di Benítez e Trampolín la tensione è esplosa davvero. Ripari utilizzati dai migranti distrutti e incendiati, polizia costretta a intervenire, una città esasperata.

Per anni ci hanno raccontato che l’immigrazione irregolare fosse un fenomeno da “gestire”. Intanto il confine veniva messo sotto pressione e Ceuta lasciata a sopportarne le conseguenze.

Adesso il conto arriva sulla spiaggia.

Quando migliaia di ingressi irregolari si scaricano su territori piccoli e già fragili, parlare soltanto di accoglienza significa ignorare quello che succede a chi quei territori li vive ogni giorno.

Ceuta non ha bisogno di altre prediche. Ha bisogno di confini controllati, espulsioni per chi non ha diritto a restare e uno Stato che torni a far rispettare le proprie leggi.

Perché un confine che esiste soltanto sulla carta non è più un confine. E alla fine, a pagare il prezzo del caos, sono sempre le città lasciate sole.
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30 ago 2026, 09:44

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Tre volte hanno decapitato la Madonnina della Pelara, a Ischia.

Simona Morgera non ha fatto proclami. Ha preso il DAS, ha rifatto quella testa con le proprie mani, l'ha dipinta ed è tornata lassù a rimetterla al suo posto.

In questa piccola storia c'è un'Italia intera: qualcuno distrugge, qualcun altro ricostruisce. Qualcuno disprezza ciò che appartiene a tutti, qualcun altro se ne prende cura.

Una Madonna su un sentiero, la fede semplice di un popolo, una donna che dice con un gesto: qui le nostre radici non si cancellano.

L'hanno decapitata tre volte. Tre volte è tornata.

Per ora ha vinto lei. Per ora ha vinto un popolo che ama ancora cultura e tradizione.

#politica #politicaitaliana #governo #destra #notizie
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30 ago 2026, 09:44

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Una maglia che si scioglie con l'acqua. Sembra una barzelletta. Invece è il ritratto di come lo Stato tratta uno dei suoi corpi più importanti.

Per anni ci hanno raccontato che bastava digitalizzare, centralizzare, razionalizzare. Risultato? Chi entra in una casa in fiamme si ritrova a discutere della qualità della maglietta che ha addosso.

Il problema non nasce oggi e non finisce con questa fornitura. Chi frequenta il Corpo conosce la storia: organici ridotti, mezzi che aspettano manutenzione, caserme vecchie, procedure infinite. Sempre la stessa logica: il pompiere deve arrangiarsi, il burocrate deve giustificarsi.

È il Paese degli appalti dove conta spendere meno, non comprare meglio. Dove la responsabilità evapora tra uffici, commissioni e determine. Se qualcosa va storto, nessuno ha deciso. Eppure qualcuno ha firmato.

Poi ci sorprendiamo se la fiducia nelle istituzioni crolla. Non crolla per una maglia. Crolla perché quella maglia racconta tutto il resto.
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30 ago 2026, 09:44

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Più che un'inchiesta, un assist a Welcome to Favelas.

Pensavano di metterla all'angolo. Le hanno regalato un megafono.

Repubblica passa giorni a scavare per dimostrare che Welcome to Favelas non è allineata al pensiero dominante. Davvero questa sarebbe la scoperta? Basta aprire la pagina. È proprio per questo che milioni di persone la seguono.

Il punto non è la destra o la sinistra. Il punto è un altro: c'è chi racconta il degrado delle periferie, l'immigrazione clandestina, la sicurezza. E c'è chi, davanti a quelle immagini, preferisce processare chi le pubblica invece di discutere ciò che mostrano.

Quando un giornale usa un'inchiesta per colpire chi rompe la narrazione, il rischio è sempre lo stesso: trasformare un bersaglio in un simbolo. È quello che è successo. E forse è per questo che, oggi, quella di Repubblica somiglia più a una promozione gratuita che a un atto d'accusa.
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30 ago 2026, 09:44

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Pirlo fermato all’ultimo, il diesel che costa meno, una nuova legge elettorale all’orizzonte. E poi attentati, immigrazione, cronaca e sempre meno bambini che nascono. Sette notizie, una settimana tutt’altro che tranquilla: scorri il carosello e scopri di più.

#politica #immigrazione #sicurezza #notizie #politicaitaliana
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22 lug 2026, 04:28

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Siamo alle solite: pensa pure come vuoi, purché alla fine tu pensi come noi.
Nel ricco buffet dell’editoria contemporanea la fiera Più libri più liberi ha deciso di lasciare fuori Idrovolante Edizioni.
La motivazione ufficiale sarebbe il raggiungimento della capienza massima della manifestazione. Idrovolante, invece, denuncia un’esclusione dettata da ragioni ideologiche.
Forse è proprio l’idea che possano esistere cultura, storia, bellezza e ribellione anche fuori dal recinto autorizzato.
La formula resta sempre la stessa: quando una voce è davvero diversa e libera, improvvisamente lo spazio finisce.
Auguriamo quindi a Idrovolante Edizioni di trasformare questa esclusione nella migliore campagna pubblicitaria possibile.
Sarebbe il modo più elegante per monetizzare la piccola tirannide di questi inflessibili dispensatori di libertà: rispondere all’ostracismo con i lettori, alle porte chiuse con le vendite e al conformismo con una tiratura in più.

Più libri meno liberi.
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22 lug 2026, 04:28

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La vicenda di Mario Roggero non può essere letta soltanto attraverso un processo. Per anni la sua attività è stata bersaglio di furti e rapine, vivendo con la paura costante che il lavoro di una vita potesse essere nuovamente messo a rischio.

Dopo la rapina, Roggero inseguì i responsabili e sparò. La legge ha il compito di stabilire quali siano i limiti della legittima difesa, ma questa vicenda impone anche una riflessione sul lato umano. È difficile non comprendere lo stato di esasperazione di chi, dopo anni di violenze e continue intrusioni nella propria attività, arriva a sentirsi costretto a difendere ciò che ha costruito con sacrificio.

Comprendere significa riconoscere che dietro questa storia c'è un uomo che per troppo tempo ha convissuto con la paura e con la sensazione di vedere minacciati il proprio lavoro e la propria sicurezza. La vera risposta dovrebbe essere uno Stato capace di garantire protezione ai cittadini, affinché nessuno si trovi più a vivere situazioni simili.
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22 lug 2026, 04:28

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"Omero odiava le donne." Davvero?

Basta leggere l'Iliade e l'Odissea per accorgersi del contrario.

Penelope, Elena, Andromaca, Ecuba, Atena, Circe: le donne non sono comparse, ma il cuore stesso dell'epica. Muovono gli eventi, ispirano gli uomini e danno senso alla narrazione.

L'Odissea racconta di un uomo che affronta mostri, dèi e tempeste pur di tornare dalla sua unica donna: Penelope.

Forse il problema non è Omero. È la pretesa di giudicare tremila anni di civiltà da parte di chi non ha cultura.

I classici sono le radici della nostra civiltà europea, e ridurli a un processo ideologico significa impoverire anche noi.

Ah, e un promemoria: Omero chiamava Elena "dalle bianche braccia". Perché la bellezza, nella tradizione classica, è europea e intinta nei sacrifici, nel sudore e nella nostra storia. Non svenduta al miglior offerente

#notizie #immigrazione #destra #politica #governo
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22 lug 2026, 04:28

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Un bambino non è un prodotto: il caso che riapre il dibattito sulla maternità surrogata

La vicenda arrivata dal Canada pone una domanda scomoda: cosa succede quando il desiderio di avere un figlio entra nella logica del contratto?

Secondo quanto riportato dalla stampa, una coppia di uomini avrebbe chiesto alla madre surrogata di interrompere la gravidanza dopo la diagnosi di un labbro leporino del feto, una condizione generalmente trattabile. La donna ha rifiutato e il caso è finito in tribunale.

Al di là dell'aspetto giuridico, resta una riflessione profonda: un bambino può essere considerato un progetto valido solo se rispetta determinate aspettative?

Una vita non è un prodotto difettoso da restituire. Un figlio non è un oggetto da scegliere, sostituire o rifiutare quando non corrisponde all'idea immaginata.

La vera domanda è questa: stiamo proteggendo il desiderio di avere un figlio o stiamo iniziando a trattare la vita come qualcosa che deve soddisfare un requisito?
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22 lug 2026, 04:28

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Ci dissero che era solo calcio. Per l'Argentina non lo fu mai. In quei pochi secondi Maradona non dribblò soltanto undici avversari: trascinò con sé l'orgoglio di un popolo che cercava di rialzare la testa dopo una ferita ancora aperta. Quel gol non cancellò il dolore, ma ricordò a milioni di argentini che la dignità può trovare voce anche attraverso un pallone. Alcune vittorie valgono più di una coppa: diventano memoria, identità e il simbolo di una nazione che non ha mai smesso di lottare.

#accaddeoggi #politica #governo #mondiali #notizie
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22 lug 2026, 04:28

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Nel 1973 Jean Raspail immagina un'Europa incapace di reggere l'urto di flussi migratori di massa, raccontando soprattutto la paralisi delle élite e delle istituzioni: uno Stato che non ha più la forza, né la volontà di decidere, né la consapevolezza di dove stia portando i propri popoli.
Oltre l'invasione fisica, il romanzo scava in una dimensione psicologica profonda: la perdita di identità, la paura del cambiamento, il senso di smarrimento di una civiltà che non riconosce più se stessa. Rileggendolo oggi, alcune scene sembrano una fotografia vivida della realtà in molte città europee: un frammento che richiama tensioni e dinamiche reali.
Uno dei libri più controversi e discussi del secondo Novecento.

#filosofia #storia #immigrazione #governo #destra
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22 lug 2026, 04:28

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A Londra esplodono gli scontri.

E mentre qualcuno festeggia perché in Francia non ci sono stati i disordini che molti temevano, basta guardare oltre il confine per capire che non c'è nulla da celebrare. L'Europa continua a sanguinare, solo in luoghi diversi.

Non è una questione di una singola città o di una singola notte. È il segnale di un problema che attraversa il continente e che non può essere ignorato solo perché, questa volta, Parigi è rimasta relativamente tranquilla.

Cambiano le città. Cambiano le bandiere. Ma il problema resta.

La partita è finita.

L'emergenza, no.

#governo #destra #immigrazione #londra #notizie
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22 lug 2026, 04:28

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Qualcuno ci ha convinto che la felicità sia una destinazione da raggiungere al di fuori di noi. La società promulga incessante questo ritmo: correre, produrre, consumare, accumulare.
Come topi dentro un labirinto progettato ad hoc: un meccanismo che chiama libertà ciò che in realtà è pura dipendenza.

Ogni acquisto promette una versione migliore di noi stessi, mentre ci allontana sempre di più da ciò che siamo.

Il paradosso è che un sistema fondato sul consumo non può permettere che tu sia davvero soddisfatto poiché se lo fossi, smetteresti di inseguire. Per questo motivo la felicità deve restare irraggiungibile: abbastanza vicina da sedurti. La forma più raffinata di schiavitù non è quella imposta con la forza, ma quella che ti convince a desiderare la tua stessa gabbia. L'infelicità dunque deriva dall'aver imparato a cercare ovunque, tranne che dentro noi stessi.

"siamo felici?" È giusto chiederselo, ma la vera domanda da porsi è: "di chi è l'idea di felicità che stiamo inseguendo?"
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22 lug 2026, 04:28

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Broad Street, Birmingham. Un ragazzo inglese viene aggredito da più imm*grati e finisce a terra. Arriva la polizia. Chi viene portato via e arrestato? Lui.

Il video corre online. La risposta delle autorità? Non spiegare, non chiarire: chiedere di non condividerlo.
E allora la domanda è inevitabile: la legge vale davvero allo stesso modo per tutti, o la bilancia cambia a seconda di chi sei e del c*lore della tua p*lle?

È da qui che nasce la rabbia che monta nelle strade e sui social: dalla sensazione che gli europei debbano subire, tacere e perfino sentirsi in colpa per cr*mini che non hanno mai commesso.

Un continente che colpevolizza se stesso, protegge tutti tranne i propri figli e considera sospetto perfino l’istinto di sopravvivenza non è tollerante.

È un continente che sta preparando la propria estinzione.

#immigrazione #sicurezza #governo #destra #notizie
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