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CategoryTelecamere di Sorveglianza
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12 ott 2026, 22:18

Negli Stati Uniti il fentanyl รจ diventato uno dei simboli della piรน grave crisi da oppioidi della storia contemporanea. In Italia, invece, la sua presenza nel mercato illegale rimane relativamente limitata. Nel settembre 2026, lโ€™Economist ha rilanciato unโ€™ipotesi suggestiva: a frenare la diffusione del fentanyl nel nostro Paese potrebbero essere state le stesse organizzazioni mafiose, interessate a proteggere mercati consolidati e a evitare le conseguenze di una sostanza capace di provocare un numero elevatissimo di morti.

Si tratta di una spiegazione plausibile? E, soprattutto, quanto รจ documentata?

Per affrontare la questione occorre anzitutto comprendere che cosa sia accaduto negli Stati Uniti. La crisi americana non รจ cominciata con il fentanyl prodotto illegalmente, ma con la straordinaria espansione delle prescrizioni di analgesici oppioidi negli anni Novanta. Le campagne commerciali dellโ€™industria farmaceutica, la sottovalutazione dei rischi di dipendenza e il cambiamento delle pratiche mediche contribuirono a creare una domanda di oppioidi di dimensioni eccezionali.

Secondo la periodizzazione dei Centers for Disease Control and Prevention, allโ€™aumento dei decessi associati agli oppioidi prescritti seguรฌ, intorno al 2010, una seconda ondata caratterizzata dallโ€™eroina. Dal 2013, una terza ondata vide crescere rapidamente le morti legate agli oppioidi sintetici, soprattutto al fentanyl illecito. Le tre fasi si sovrappongono e non descrivono un percorso identico per tutti i consumatori, ma restituiscono la profonditร  della trasformazione del mercato americano.

Lโ€™Italia ha seguito una storia diversa. Non ha conosciuto unโ€™espansione paragonabile delle prescrizioni di oppioidi e presenta caratteristiche differenti sia nella domanda sia nellโ€™organizzazione del mercato illegale. Prima di attribuire alle mafie il merito paradossale di aver tenuto lontano il fentanyl, bisogna dunque considerare il peso delle condizioni sanitarie, economiche e sociali.

Cโ€™รจ poi un altro elemento che rende il quadro meno rassicurante di quanto potrebbe sembrare. Il fentanyl non รจ lโ€™unico oppioide sintetico ad alta potenza. Dai nitazeni alle cosiddette orphines, responsabili di gravi intossicazioni e decessi, la loro presenza mostra quanto rapidamente possano cambiare le sostanze disponibili e i rischi per i consumatori.

Lโ€™eccezione italiana, dunque, esiste, ma non costituisce una garanzia per il futuro. E la domanda piรน importante potrebbe non essere soltanto perchรฉ il fentanyl non si sia diffuso su larga scala nel nostro Paese, bensรฌ quali condizioni potrebbero consentire a questo o ad altri oppioidi sintetici di modificare gli equilibri attuali. Come, ad esempio, una sempre minore disponibilitร  di eroina di provenienza afgana sul mercato degli stupefacenti.

Su Spazio70, unโ€™analisi delle evidenze investigative, delle dinamiche economiche e delle vulnerabilitร  del mercato italiano, per distinguere ciรฒ che sappiamo dalle ipotesi ancora da verificare.

https://spazio70.com/nuovo-mondo-doggi/crisi-e-conflitti/fentanyl-italia-mafie-oppioidi-sintetici-copia/

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Fentanyl in Italia: mafie e nuovi oppioidi sintetici

Negli Stati Uniti il fentanyl ha trasformato il mercato degli oppioidi, provocando una crisi sanitaria e sociale drammatica. In Italia, invece, la sua diffusione rimane limitata. Unโ€™ipotesi rilanciata dallโ€™Economist attribuisce questa anomalia agli interessiโ€ฆ

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08 ott 2026, 13:05

Michael Ledeen รจ stato una figura difficilmente riconducibile a una sola categoria. Storico del fascismo, giornalista, consulente governativo e uomo di ยซthink tankยป, ha operato per decenni in una zona di confine tra analisi politica, relazioni internazionali, sicurezza e canali informali di comunicazione.

Lโ€™Italia ebbe un ruolo centrale nella sua formazione. Negli anni Settanta lavorรฒ a Roma, collaborรฒ con Renzo De Felice e seguรฌ da vicino il sistema politico italiano nella stagione del compromesso storico, della crescita del PCI e del terrorismo. Quella conoscenza del Paese sarebbe diventata una risorsa importante anche negli anni successivi.

Il capitolo piรน delicato riguarda i rapporti con Francesco Pazienza e con il SISMI. Un rapporto professionale con il servizio segreto militare italiano รจ documentato e ammesso dallo stesso Ledeen; piรน controverse sono invece le accuse di Pazienza, che parlรฒ di compensi elevati, del nome in codice โ€œZ-3โ€ e di attivitร  collegate anche al Billygate.

Con lโ€™amministrazione Reagan, Ledeen entrรฒ stabilmente nei circuiti della sicurezza nazionale. Lavorรฒ nellโ€™orbita di Alexander Haig e, tra il 1984 e il 1985, fu consulente di Robert McFarlane presso il National Security Council. In quella fase contribuรฌ allโ€™apertura del canale che collegรฒ il NSC, interlocutori israeliani e Manucher Ghorbanifar, intermediario iraniano dalla reputazione controversa.

Il suo nome compare anche nella crisi di Sigonella e, anni dopo, nei contatti del dopo 11 settembre.

La costante del suo percorso fu il ricorso a reti personali, intermediari e canali paralleli. Il motto che rese celebre negli ultimi anni, ยซFaster, pleaseยป, riassume bene questa impostazione: accelerare, superare la lentezza delle burocrazie e affidarsi alla capacitร  di pochi individui di incidere sul corso degli eventi.

Per approfondire (riservato agli abbonati): https://spazio70.com/post-anni-70/il-gioco-dei-potenti/michael-ledeen-intelligence-italia/

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Michael Ledeen: Italia, intelligence e canali paralleli

Ledeen ha attraversato quasi mezzo secolo di relazioni tra Italia e Stati Uniti muovendosi spesso dove i canali ufficiali si facevano piรน lenti, incerti o insufficienti. Dal SISMI allโ€™Iran-Contra, da Sigonella a Ghorbanifar, la sua storia รจ quella di un intellettualeโ€ฆ

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05 ott 2026, 03:39

Ricordiamo che รจ online il nostro lavoro su Pierluigi Concutelli, primo episodio della serie "Camerati armati" che rappresenta un po' il rilancio del canale You Tube dopo un lungo periodo di inattivitร .

Buona visione, continuate a seguirci: https://youtu.be/lE0wF9aqDdA
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28 set 2026, 19:14

Pierluigi Concutelli รจ uno dei nomi piรน noti dell'eversione neofascista italiana degli anni Settanta.

Dalla militanza politica alla clandestinitร , dai rapporti con Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale fino all'omicidio del magistrato Vittorio Occorsio, questo primo episodio di Camerati armati ricostruisce il percorso che portรฒ Concutelli dalla politica alla lotta armata.

Attraverso atti giudiziari, fonti parlamentari, documenti d'archivio e registrazioni processuali, ripercorriamo anche i passaggi meno conosciuti della sua storia: la rete internazionale, la Spagna, l'Angola, l'autofinanziamento, l'arresto e gli anni di carcere.

Camerati armati รจ la nuova serie di Spazio70 dedicata alle storie, agli ambienti e ai protagonisti dell'estrema destra armata italiana degli anni Settanta e Ottanta.

Buona visione.

https://youtu.be/lE0wF9aqDdA?si=xEJNC4TRkMMuui6D
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27 set 2026, 23:11

Licio Gelli tra Michele Sindona e Roberto Calvi: mediatore dโ€™affari, uomo dei contatti politici, organizzatore di pressioni e, secondo le ricostruzioni parlamentari, partecipe della fase del ricatto. Un intreccio di finanza, P2, Banco Ambrosiano, dossier e relazioni riservate che accompagna il passaggio dal sistema Sindona allโ€™ascesa di Calvi.

https://www.spreaker.com/episode/470-gelli-sindona-calvi-tra-mediazione-e-ricatto--75400565

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[470] Gelli, Sindona, Calvi. Tra mediazione e ricatto

Licio Gelli tra Michele Sindona e Roberto Calvi: mediatore dโ€™affari, uomo dei contatti politici, organizzatore di pressioni e, secondo le ricostruzioni parlamentari, partecipe della fase del ricatto. Un intreccio di finanza, P2, Banco Ambrosiano, dossierโ€ฆ

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25 set 2026, 00:45

Dopo il crollo dellโ€™impero finanziario di Michele Sindona, prende avvio una lunga battaglia per il suo salvataggio. Tra pressioni sulla Banca dโ€™Italia, progetti di sistemazione, rapporti politici e interventi piduisti, il caso incrocia i nomi di Licio Gelli e Giulio Andreotti, mentre la rete di relazioni costruita da Sindona sembra sopravvivere al crack e intrecciarsi con lโ€™ascesa della P2.

Per approfondire: https://www.spreaker.com/episode/469-sindona-gelli-e-andreotti-il-tentato-salvataggio--75335698

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[469] Sindona, Gelli e Andreotti. Il tentato salvataggio

Dopo il crollo dellโ€™impero finanziario di Michele Sindona, prende avvio una lunga battaglia per il suo salvataggio. Tra pressioni sulla Banca dโ€™Italia, progetti di sistemazione, rapporti politici e interventi piduisti, il caso incrocia i nomi di Licio Gelliโ€ฆ

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21 set 2026, 22:38

Rosa dei venti, Super Sid, piani dโ€™emergenza, strutture parallele e collegamenti NATO: nellโ€™Italia dei primi anni Settanta prende forma una rete in cui servizi, apparati militari, politica ed eversione finiscono per sovrapporsi. Sullo sfondo, la P2 di Licio Gelli come crocevia, punto di raccordo e talvolta centro di propulsione di uomini, informazioni e strategie.

Per approfondire: https://www.spreaker.com/episode/468-rosa-dei-venti-super-sid-e-p2-una-storia-di-apparati-e-segreti--75282766

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[468] Rosa dei venti, Super Sid e P2. Una storia di apparati e segreti

Rosa dei venti, Super Sid, piani dโ€™emergenza, strutture parallele e collegamenti NATO: nellโ€™Italia dei primi anni Settanta prende forma una rete in cui servizi, apparati militari, politica ed eversione finiscono per sovrapporsi. Sullo sfondo, la P2 di Licioโ€ฆ

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20 set 2026, 18:29

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Immagini impensabili oggi, che fanno riflettere sul livello di crisi raggiunto nei "rapporti" Est-Ovest. Siamo ormai ben oltre qualsiasi linea rossa tracciata durante la cosiddetta Guerra fredda.
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15 set 2026, 22:59

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Grazie.
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15 set 2026, 18:08

Negli anni Settanta il potere in Italia non passa soltanto attraverso partiti, Parlamento e governo. Si organizza anche altrove: nei grandi gruppi economici, nella finanza, nella stampa, nei servizi segreti, nelle reti informali che collegano mondi diversi.

Prima che la P2 di Licio Gelli diventasse il simbolo di questo sistema, unโ€™esperienza per molti versi comparabile era giร  maturata attorno a Eugenio Cefis.

Presidente dellโ€™ENI e poi della Montedison, Cefis costruisce progressivamente un centro di potere capace di estendersi ben oltre lโ€™economia. Il sistema tocca politica, informazione e servizi: secondo gli atti della Commissione P2, sotto Cefis lโ€™ENI e poi la Montedison diventano strumenti di pressioni, alleanze e condizionamenti.

Il SID prepara informative su politici e imprenditori; la stampa diventa un altro terreno decisivo. Lโ€™acquisto del Messaggero รจ solo il caso piรน visibile di una strategia piรน ampia fatta di finanziamenti, influenza sui giornali e rapporti con il mondo politico.

Poi, a metร  degli anni Settanta, il sistema ยซcefisianoยป comincia a declinare mentre quello gelliano cresce. La P2 si trasforma da loggia legata soprattutto ad ambienti militari e dei servizi in una struttura capace di raccordare finanza, informazione e politica.

Sarebbe troppo semplice parlare di successione diretta. Ma i punti di contatto sono molti. Emblematica la vicenda Rizzoli-Corriere della Sera: Cefis favorisce lโ€™acquisto del giornale nel 1974; il venir meno del sostegno promesso contribuisce poi a spingere Rizzoli verso il finanziamento dellโ€™area P2.

E tra il 1975 e il 1976 Gelli chiede a Ugo Niutta di presentarlo personalmente a Cefis.
Un vero ยซpassaggioยป di consegne? Forse รจ troppo dirlo.

Ma una continuitร  di metodi, uomini e funzioni appare difficile da ignorare.

Per approfondire: https://www.spreaker.com/episode/466-da-cefis-a-gelli-un-passaggio-di-consegne--75143026

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[466] Da Cefis a Gelli. Un ยซpassaggioยป di consegne?

Dalla parabola di Eugenio Cefis allโ€™ascesa di Licio Gelli: due sistemi di potere diversi, ma con sorprendenti elementi di continuitร . Servizi segreti, finanza, stampa, politica e reti parallele si intrecciano in un passaggio cruciale degli anni Settanta.โ€ฆ

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13 set 2026, 14:39

La riforma dei servizi segreti del 1977 avrebbe dovuto segnare una rottura. Dopo anni di scandali, ยซdeviazioniยป, inchieste e guerre interne, il vecchio SID veniva sciolto e sostituito da SISMI e SISDE. Ma molte continuitร  rimasero intatte. E proprio dentro quelle continuitร  si inserรฌ la P2.

Per capire come si arrivรฒ a quel punto bisogna tornare alla faida tra Vito Miceli e Gianadelio Maletti, i due uomini piรน potenti del SID nella prima metร  degli anni Settanta. Entrambi iscritti alla P2, ma schierati su fronti opposti. Miceli, direttore del servizio, era vicino a Moro; Maletti, capo dellโ€™Ufficio D, divenne invece uno degli strumenti utilizzati da Andreotti nello scontro interno alla DC. La guerra nei servizi finรฌ cosรฌ per sovrapporsi alla guerra politica.

Nel 1974 Miceli fu rimosso, poi sospeso e arrestato. Maletti fornรฌ alla magistratura documentazione sulle sue presunte implicazioni golpiste. Ma con il ritorno di Moro al centro del potere gli equilibri si rovesciarono: Miceli venne scarcerato, mentre Maletti fu rimosso dal SID e successivamente arrestato nellโ€™ambito delle indagini su Piazza Fontana.

In questo quadro la P2 appare non semplicemente come una fazione, ma come una sorta di camera di compensazione: Miceli e Maletti si combattono, servono referenti politici diversi, ma appartengono allo stesso universo di potere extraistituzionale.

La riforma del 1977 avrebbe dovuto chiudere quella stagione. E invece, alla fine dello stesso anno, ai vertici dei nuovi servizi arrivano Giuseppe Santovito al SISMI, Giulio Grassini al SISDE e Gaetano Pelosi al CESIS: tutti iscritti alla P2.

Il paradosso รจ evidente: la riforma nata per superare lโ€™epoca delle ยซdeviazioniยป finรฌ per consegnare i vertici dellโ€™intelligence a uomini della loggia di Gelli. Non una cesura, dunque, ma una continuitร .

Per approfondire: https://www.spreaker.com/episode/465-dalla-guerra-miceli-maletti-alla-riforma-dei-servizi-segreti-1977--75090155

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[465] Dalla ยซguerraยป Miceli-Maletti alla riforma dei servizi segreti (1977)

Dalla guerra interna al SID tra Vito Miceli e Gianadelio Maletti alla riforma dei servizi del 1977. Sullo sfondo, lo scontro politico tra Moro e Andreotti, i rapporti con il PCI e lโ€™ascesa di uomini legati alla P2 ai vertici di SISMI e SISDE. Una storia diโ€ฆ

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09 set 2026, 19:32

Il 16 marzo 1978, verso le nove del mattino, un commando delle Brigate Rosse attacca in via Fani le auto di Aldo Moro e della sua scorta. Vengono uccisi Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino. Moro viene rapito.

La domanda ยซperchรฉ via Fani?ยป รจ rimasta ai margini del caso Moro, pur toccandone un nodo essenziale. Per anni la risposta รจ sembrata semplice: Moro era un uomo abitudinario. Stessa messa, stesso orario, stesso tragitto. Una routine tanto prevedibile da consentire alle bierre di preparare l'agguato.

Ma le carte raccontano davvero una storia cosรฌ lineare?

Le deposizioni dei superstiti confermano l'idea del percorso abituale: via del Forte Trionfale, via Trionfale, via Fani, via Stresa, via della Camilluccia. Rocco Gentiluomo ribadรฌ che il tragitto era ยซsempre lo stessoยป, definendo quella modalitร  ยซnon sbagliata, ma sbagliatissimaยป.

Altre testimonianze vanno perรฒ in direzione diversa. Eleonora Moro sostenne che il marito non aveva orari fissi, soprattutto negli ultimi mesi: bastava una telefonata per cambiare il programma. E il percorso veniva deciso al momento, insieme al maresciallo Leonardi. Agnese Moro fu ancora piรน netta: via Fani non era un itinerario obbligato, e per scendere verso Montecitorio non era neppure la piรน logica: stretta e trafficata. Giovanni Moro ricordรฒ che giร  dal 1977 il padre variava orari e percorsi.

Si aggiungono il brogliaccio del Viminale sui movimenti della scorta mai ritrovato e la ยซbonificaยป preventiva della zona che, secondo una testimonianza alla Commissione Moro 2, quel giorno non sarebbe stata effettuata.

Nessun elemento da solo dimostra una regia occulta. Insieme rendono perรฒ piรน fragile una certezza ripetuta per decenni. Via Fani fu routine prevedibile o una scelta del momento?

Per approfondire: https://www.youtube.com/watch?v=Zrpavx7yJJY
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09 set 2026, 15:32

Roma, primavera del 1983. Maurizio Abbatino รจ un latitante. Ha poco meno di trentโ€™anni, diversi passaggi in carcere alle spalle e tre mandati di cattura appena emessi dal giudice istruttore Guido Catenacci. Due riguardano altrettanti omicidi, il terzo unโ€™associazione a delinquere finalizzata a una lunga serie di reati. Quando gli uomini della Squadra Mobile vanno a cercarlo nella sua abitazione dellโ€™AXA, perรฒ, ยซCrispinoยป รจ giร  scomparso.

Non รจ il solo. Dopo anni di omicidi, rapine, traffico di droga, usura e gioco dโ€™azzardo, alcuni dei principali esponenti della cosiddetta Banda della Magliana sono ormai ricercati o ยซaltroveยป. Franco Giuseppucci รจ morto nel 1980; Marcellone Colafigli รจ stato arrestato. Restano da trovare, tra gli altri, Abbatino, Edoardo Toscano ed Enrico De Pedis.

Nel 1983 non esistono telefoni cellulari da localizzare o telecamere disseminate per la cittร . Per scovare un latitante bisogna ricostruirne il mondo: amicizie, abitudini, necessitร  quotidiane. E soprattutto le persone delle quali continua a fidarsi. Gli investigatori della Sezione Omicidi scoprono cosรฌ che Abbatino si serve di incensurati per organizzare la propria clandestinitร . Tra questi cโ€™รจ una ragazza di ventโ€™anni, Roberta, che gli procura cibo e giornali.

La mattina del 2 maggio 1983 tre uomini della Mobile la vedono acquistare alcuni quotidiani a piazza Fermi. La ragazza sale su un taxi e si dirige verso Ponte Marconi. Il pedinamento viene interrotto per prudenza. Riprende il giorno successivo. Roberta ripete quasi esattamente gli stessi movimenti. Questa volta gli agenti la seguono per circa otto chilometri, fino al Laurentino. La destinazione รจ un appartamento di via Lampridio Cerva, nel complesso residenziale di Prato Smeraldo. La scena si ripete il 4 e il 5 maggio. La ragazza diventa piรน prudente: si fa lasciare dal taxi a qualche decina di metri dall'edificio. Ma ormai gli investigatori hanno individuato la ยซpalazzina dei sospettiยป.

Alle 5:30 del 6 maggio scatta l'operazione. La Squadra Mobile circonda il complesso. Gli agenti entrano nell'appartamento al piano terra: porta blindata, nessun nome sul citofono. All'interno trovano Maurizio Abbatino. Potrebbe finire qui. Ma qualcuno osserva l'appartamento accanto. Presenta caratteristiche molto simili. Nasce il sospetto che quel residence sia stato scelto come rifugio anche da altri uomini della Banda.

Gli agenti entrano. Dentro c'รจ Edoardo Toscano, ยซl'Operaiettoยป, anche lui latitante. In poche ore, seguendo una ragazza che comprava giornali e prendeva un taxi, la polizia ha catturato due dei principali esponenti della criminalitร  romana. L'anno successivo lo stesso metodo contribuirร  a individuare anche Enrico De Pedis: ancora una donna, ancora un pedinamento, ancora l'osservazione paziente delle relazioni personali di un latitante.

Una vecchia massima investigativa, insomma, applicata quasi alla lettera: ยซCherchez la femmeยป.


Per approfondire [libera lettura]: https://spazio70.com/post-anni-70/criminalita-organizzata/cherchez-la-femme-come-la-squadra-mobile-di-roma-catturo-i-vertici-della-banda-della-magliana/
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09 set 2026, 15:32

รˆ online il numero zero della newsletter di Spazio70.

Inchieste, documenti, materiali d'archivio e qualche anticipazione sul lavoro che stiamo portando avanti.

Un nuovo spazio per raccontare ciรฒ che facciamo โ€” e, soprattutto, come lo facciamo.

Buona lettura.

โžœ https://mailchi.mp/6424b4957922/spazio70-newsletter-n-0-agosto-2026
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09 set 2026, 15:32

Nel dicembre del 1972, mentre i cieli del Vietnam del Nord sono attraversati da una delle piรน intense campagne di bombardamento dell'intero conflitto, due uomini vengono avvistati lungo una strada della provincia di Ha Bac, a nord-est di Hanoi. Non appartengono a un reparto in combattimento, non sono accompagnati da altri militari. Camminano da soli, visibili, vulnerabili.

A ricostruire quella scena รจ un documento oggi declassificato, trasmesso dalla Central Intelligence Agency alla Defense Intelligence Agency. Si tratta di un Field Intelligence Report (FIR), un rapporto di intelligence di campo, redatto il 20 dicembre 1972 e successivamente diffuso in forma ยซsanitizedยป, cioรจ epurata degli elementi sensibili. รˆ proprio l'equilibrio tra la ricchezza dei dettagli e la prudenza delle conclusioni a renderlo particolarmente interessante.

Secondo il rapporto, i due uomini vengono notati dalla popolazione locale circa un'ora prima della cattura. In un primo momento nessuno immagina che possano essere aviatori statunitensi: il colore dei capelli, i tratti somatici e l'aspetto generale inducono alcuni testimoni a scambiarli per cittadini sovietici. Solo in seguito la loro presenza viene segnalata alle autoritร  nordvietnamite.

L'intervento รจ rapido. I due vengono intercettati lungo la strada tra i villaggi di Quang Bo e Dai Bai, trasferiti in una caserma e infine caricati su un veicolo diretto verso Hanoi. L'intera sequenza โ€” avvistamento, segnalazione, cattura e trasferimento โ€” si consuma nell'arco di pochissimo tempo, con una precisione che restituisce al lettore la sensazione di assistere direttamente agli eventi.

Particolarmente significativa รจ la descrizione fisica. Gli osservatori dichiarano di aver avuto gli americani a vista per circa cinque minuti, a una distanza di pochi metri. Entrambi sono descritti come caucasici, con capelli biondi, corporatura media e tute da volo verdi. Non presentano ferite evidenti, ma appaiono provati, stanchi e affamati. Una quantitร  di particolari che conferisce al rapporto una notevole consistenza, pur restando nel campo delle informazioni non ancora verificate.

Il documento suggerisce un probabile collegamento con i bombardamenti su Hanoi del 18 e 19 dicembre 1972, cioรจ con le prime fasi dell'Operazione Linebacker II. Quando perรฒ il rapporto viene esaminato dal Joint Casualty Resolution Center, l'esito resta inevitabilmente prudente: i dati disponibili non consentono di identificare con certezza i due prigionieri. รˆ questo, in fondo, l'aspetto piรน affascinante del documento: una ricostruzione estremamente precisa dei fatti che, tuttavia, lascia ancora aperta la domanda fondamentale su chi fossero quei due militari americani e che fine abbiano fatto.


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09 set 2026, 15:32

Roma, primi anni Ottanta. Fontanella Borghese. Un palazzo rinascimentale trasformato in sede universitaria. Uno studente di Architettura ha appena finito una lezione. Sotto il braccio porta una cartellina, in mano il tubolare con i disegni tecnici. Scende verso la cabina telefonica, inserisce un gettone e compone un numero. Dall'altra parte risponde un'amica, agitata: ยซC'รจ un uomo qui sotto. Dice che ti deve parlareยป.

Il ragazzo la raggiunge accompagnato da due compagni di corso. Davanti al portone li aspetta un uomo sulla quarantina, vestito in modo anonimo. Quando gli si rivolge, lo fa in armeno. Ha modi cortesi, le mani sempre infilate nelle tasche della giacca. Non sembra minaccioso. Eppure qualcosa lo mette subito in allarme. I tratti del volto, la carnagione, il modo di muoversi. Intuisce che non รจ armeno. Capisce che รจ turco.

Negli ambienti della diaspora si sapeva che i servizi segreti turchi sorvegliavano attivisti e simpatizzanti anche in Europa. E che, talvolta, non si limitavano al monitoraggio. L'uomo gli propone di fare due passi. Poco piรน avanti c'รจ un'auto ferma con qualcuno a bordo. Non accade nulla di esplicito. Nessuna minaccia. Ma il ragazzo comprende. Capisce che lo stanno per portare via. Che lo vogliono uccidere.

Quel ragazzo si chiama Karekin Krikorian. รˆ nato nel 1958 a Bengasi, in una famiglia armena della diaspora. Le sue radici affondano nell'Anatolia del 1915: il nonno paterno era sopravvissuto alle deportazioni, altri parenti provenivano da Urfa, una delle cittร  simbolo della resistenza armena. Per la generazione dei suoi genitori il genocidio era diventato un silenzio necessario per continuare a vivere. Ma all'inizio degli anni Settanta quella memoria riaffiora, trasformandosi, per molti giovani, in impegno politico.

Anche Krikorian entra negli ambienti vicini all'ASALA, l'organizzazione armata nata per costringere la Turchia a riconoscere il genocidio armeno. Anni dopo la sua vicenda si intreccerร  con quella dell'area anarchica insurrezionalista italiana e con il controverso processo Marini-Ros. Trascorrerร  oltre vent'anni in carcere, parte dei quali in regime di Alta sicurezza.

Oggi vive a Roma. Fa l'architetto, ha conseguito una seconda laurea in Filosofia durante la detenzione e si prepara a trasferirsi in Armenia. Lo abbiamo incontrato nella sua casa per ripercorrere una storia che attraversa il genocidio, la diaspora, la militanza politica, il carcere e, soprattutto, ciรฒ che il tempo non รจ riuscito a cancellare.

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09 set 2026, 15:32

Nel racconto pubblico del caso Pecorelli il nome di Franca Mangiavacca compare spesso, ma quasi sempre ai margini. Eppure, osservando con attenzione documenti giudiziari, deposizioni e materiali d'archivio, emerge una figura piรน complessa di quanto si sia generalmente pensato.

Mangiavacca conosceva Pecorelli dai tempi in cui questโ€™ultimo era stato capo ufficio stampa del ministro democristiano Fiorentino Sullo. Come dice lei stessa, giร  alla fine del 1971 era passata a lavorare a tempo pieno allโ€™Osservatore Politico con un ruolo da ยซjollyยป. Le sue mansioni riguardavano la gestione amministrativa e la cura della distribuzione.

Ma non cโ€™era soltanto la dimensione professionale. Tra Mangiavacca e Pecorelli nacque una relazione sentimentale. La particolare situazione famigliare dei due fu utilizzata da una parte della stampa per adombrare lโ€™ipotesi che lโ€™omicidio Pecorelli fosse di natura passionale. Fatto sta che Mangiavacca, allโ€™interno della redazione, aveva un ruolo cruciale: partecipava alle riunioni con i giornalisti, condivideva decisioni e teneva le fila della contabilitร , pur non mettendo mano, almeno secondo la sua deposizione al processo del 1996, ai conti ยซparalleliยป. Era, inoltre, amministratrice unica dellโ€™Istituto Ricerche Studi Politici Economici, lโ€™IRSPE, entitร  nominalmente proprietaria dellโ€™Osservatore Politico.

Dunque, nel suo duplice ruolo, professionale e famigliare, Mangiavacca conosceva in profonditร  la vita di Pecorelli, dentro e fuori OP. Dopo lโ€™omicidio, il suo telefono venne messo sotto controllo dalla DIGOS su mandato di Domenico Sica. Intercettazioni, rimaste sostanzialmente seppellite tra la marea di carte dei vari processi, che rilette oggi possono dare unโ€™idea di cosa accadde dopo la tragica serata del 20 marzo 1979.


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09 set 2026, 15:32

Managua, fine agosto 1993. Un fuoristrada percorre da oltre un'ora un tragitto tortuoso e apparentemente senza senso. Il conducente controlla di continuo gli specchietti: teme di essere seguito. Dalla radio arriva un avvertimento: ยซOcchio, forse vi pedinanoยป. Uno dei passeggeri sbotta con ironia: ยซSiamo quasi nella giungla. Se qualcuno ci stesse seguendo se ne sarebbe giร  accorto. Non siamo israeliani venuti qui per rapire qualcuno. Vogliamo solo parlareยป.

La destinazione รจ una vecchia bettola gestita da un indio. Ad attenderli c'รจ Alessio Casimirri, componente del commando brigatista che in via Fani uccise gli uomini della scorta di Aldo Moro. Ad incontrarlo sono Mario Fabbri e Carlo Parolisi, due agenti del Sisde in missione riservata.

Casimirri racconta che il Nicaragua รจ cambiato: il nuovo contesto politico ed economico mette in difficoltร  anche la sua attivitร  di recuperi subacquei. Pur non avendo mai scontato un giorno di carcere, lascia intendere di voler aprire un prudente dialogo con le istituzioni italiane.

ยซNon pretendo nulla dalla giustizia italianaยป, afferma, ยซso bene che ciรฒ che ho fatto non puรฒ essere cancellatoยป. Poco dopo, perรฒ, formula una richiesta precisa: un lasciapassare che gli consenta di uscire dal Nicaragua e lavorare nei Paesi vicini, senza il timore di essere arrestato.

Fabbri gli risponde con franchezza: ยซNon posso dartelo. Sarebbe un inganno: ti arresterebbero appena oltrepassata la frontieraยป. Da quel momento prende forma un confronto difficile ma sincero, nel quale gli agenti cercano di conquistare la fiducia di un uomo estremamente prudente.

Casimirri spiega di non avere interesse a rientrare in Italia: in Nicaragua ha costruito una famiglia. Ciรฒ che desidera davvero รจ poter lasciare il Paese, mentre gli altri ex militanti della cosiddetta "colonia" italiana possono giร  muoversi liberamente.

Fabbri coglie l'occasione per rilanciare: ยซSe puoi contribuire a fare chiarezza sulle Brigate rosse e soprattutto sul caso Moro, finchรฉ in Italia resteranno dubbi e versioni contrastanti sarร  difficile immaginare una soluzione politicaยป. L'obiettivo del Sisde รจ raccogliere informazioni utili alle indagini ancora aperte.

L'incontro nella bettola, ai margini della giungla, non avrebbe dovuto essere un episodio isolato. Nei piani del Sisde rappresentava soltanto il primo passo di un dialogo destinato a proseguire, con l'obiettivo di raccogliere la testimonianza di uno degli ultimi grandi latitanti delle Brigate rosse e fare luce su alcuni dei capitoli piรน controversi del caso Moro.


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09 set 2026, 15:32

Nel 1973, mentre la distensione sembrava aver reso meno aspro il confronto tra Stati Uniti e Unione Sovietica, la National Security Agency organizzรฒ un incontro destinato a lasciare il segno. Davanti al personale dell'agenzia americana intervenne Petr Sergeeviฤ Deriabin, ex ufficiale del KGB che quasi vent'anni prima aveva disertato chiedendo asilo politico agli Stati Uniti.

Il documento che racconta quell'evento, oggi declassificato grazie al Freedom of Information Act, potrebbe apparire, a una prima lettura, come la semplice testimonianza di un ex funzionario sovietico. In realtร  racconta molto di piรน. Per esempio il modo in cui un apparato di intelligence costruisce la propria identitร , definisce gli avversari e rafforza la coesione interna dei suoi uomini.

Non รจ un caso che l'incontro si svolga proprio durante la Security Week del 1973. Il messaggio rivolto ai dipendenti della NSA รจ chiaro: la distensione diplomatica non deve tradursi in un abbassamento della vigilanza. Un concetto che sembra essere condiviso anche da Deriabin, capace cosรฌ di diventare qualcosa di piรน di un semplice testimone โ€” con la sua esperienza personale trasformata in una prova vivente della natura del sistema sovietico e della necessitร  di mantenere alta l'attenzione nei confronti dell'URSS.

Particolarmente interessante รจ anche un altro aspetto della testimonianza dell'ex ufficiale sovietico ovvero la confutazione dell'idea, diffusa in alcuni ambienti occidentali, che KGB e agenzie di intelligence occidentali, americane in primis, possano essere considerati organismi sostanzialmente equivalenti. La differenza, sembra dire Deriabin, non riguarda soltanto le funzioni operative, ma la natura stessa dei due apparati โ€” con il KGB descritto come uno strumento di controllo politico e di proiezione del potere dello Stato sovietico.

Ma forse il passaggio piรน affascinante dell'incontro emerge tra le righe. Deriabin non si limita infatti a fornire informazioni sul nemico. La sua testimonianza finisce invece per riflettere il clima culturale dell'intelligence americana nei primi anni Settanta e mostra come la figura del disertore venga utilizzata per contrastare ogni possibile rilassamento psicologico all'interno delle agenzie.


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09 set 2026, 15:32

Che cosa cercava davvero l'FBI quando si occupava di Licio Gelli?

La domanda รจ meno banale di quanto possa sembrare. Tra il 1981 e il 1990 il nome del Venerabile Maestro della P2 compare ripetutamente in alcuni documenti desecretati del Federal Bureau of Investigation. Non si tratta di una grande indagine americana su Gelli, nรฉ dell'emersione di prove clamorose. Al contrario.
La documentazione racconta soprattutto un'altra storia: quella di una figura che, dopo l'esplosione dello scandalo P2, continua ad apparire in contesti internazionali diversi, costringendo magistrati, investigatori e servizi segreti a verificare continuamente spostamenti, contatti e possibili relazioni.

All'inizio c'รจ la richiesta italiana di accertare una eventuale presenza dell'ex "Venerabile Maestro" negli USA. Gli uffici FBI di New York, Washington e San Francisco vengono incaricati di controllare indirizzi, ambienti massonici, numeri telefonici e nominativi. Le verifiche producono pochi risultati concreti.

Negli anni successivi emergono nuove segnalazioni: in particolare una telefonata, di Gelli, al Dipartimento di Stato americano. Ma ogni volta il meccanismo porta al medesimo epilogo: l'archiviazione. Quando infine il nome del piduista compare, anni dopo, in alcune ricostruzioni relative all'omicidio del primo ministro svedese Olof Palme, l'atteggiamento dell'FBI resta prudente, per non dire scettico.

Le carte americane fin qui note, insomma, forniscono informazioni interessanti, ma non risolutive. Non spiegano la P2, nรฉ la vicenda del Banco Ambrosiano. Mostrano perรฒ qualcosa di diverso: quanto fosse vasta l'ombra proiettata da un uomo che, a distanza di anni, continuava a comparire nei dossier di magistrature e apparati investigativi di mezzo mondo.


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09 set 2026, 15:32

Il rapporto tra Federico Umberto Dโ€™Amato e Carmine ยซMinoยป Pecorelli appartiene a quelle vicende che non consentono conclusioni semplici, ma obbligano a riflettere con attenzione intorno a taluni meccanismi interni al potere nellโ€™Italia repubblicana.

Da una parte cโ€™era Dโ€™Amato: uomo centrale dellโ€™Ufficio Affari Riservati del Ministero dellโ€™Interno, figura di lungo corso degli apparati, interlocutore di ministri, capi della Polizia, ambienti internazionali e settori delicatissimi dello Stato. Dallโ€™altra Pecorelli: giornalista politico, direttore di OP, capace di muoversi lungo il confine tra notizia e dossier riservato.

Negli ultimi mesi di vita di Pecorelli, assassinato a Roma il 20 marzo 1979, i due si videro 106 volte. Il giornalista incontrรฒ piรน spesso soltanto lโ€™avvocato Gregori, suo amico personale. รˆ un dato che non spiega da solo la morte del direttore di OP, ma impedisce di considerare Dโ€™Amato una figura marginale nella rete di relazioni del giornalista.

I contatti, del resto, venivano da lontano. Giร  alla fine degli anni Sessanta, durante la prima esperienza giornalistica di Pecorelli, compaiono figure riconducibili allโ€™area dellโ€™Ufficio Affari Riservati. Nella redazione di ยซNuovo Mondo d'Oggiยป erano presenti Nino Pulejo e Franco Simeoni, di fatto vicini all'allora capo dellโ€™UAR. Proprio in questo contesto si consumรฒ uno snodo significativo: una clamorosa inchiesta su padre Felix Morlion e lโ€™universitร  Pro Deo non solo venne bloccata, ma portรฒ nei fatti alla chiusura di Nuovo Mondo d'Oggi.

Anni dopo, davanti alla Commissione parlamentare dโ€™inchiesta sulla loggia P2, Dโ€™Amato fu chiamato a parlare di Pecorelli. Lo fece con il linguaggio prudente di un uomo abituato a misurare ogni parola. Ammise di averlo visto ยซvarie volteยป nel proprio ufficio, di aver letto la sua agenzia e, quando la riteneva interessante, di averla trasmessa allโ€™ufficio stampa del capo della Polizia.
Nella versione di Dโ€™Amato, tutto rientrava nelle normali relazioni con la stampa: rapporti personali, chiarimenti, canali di comunicazione utili al Ministero dellโ€™Interno. Ma la documentazione oggi disponibile restituisce un quadro piรน complesso. Pecorelli era stato oggetto di una nota critica redatta dallo stesso Dโ€™Amato. Il giornalista ne aveva poi ottenuto copia e lo aveva fatto capire al suo autore. Da quel momento, il rapporto tra i due sembra assumere una forma particolare: contatto diretto, scambio informativo, ma in un contesto di reciproca diffidenza.

In questo quadro compare anche Licio Gelli. Dโ€™Amato riferรฌ di averlo incontrato tra la fine del 1975 e lโ€™inizio del 1976. Disse di avergli parlato degli attacchi provenienti da piรน ambienti: intelligence militare, stampa, magistratura. Tra i giornalisti che lo avevano colpito indicรฒ proprio Pecorelli.
Dโ€™Amato descrisse il legame tra Pecorelli e il capo della P2 come un rapporto di ยซodio-amoreยป, attraversato da promesse di finanziamento, aspettative deluse, irritazione e dipendenza. Anche questo รจ un punto rilevante: Pecorelli non appare come un semplice terminale passivo di informazioni, ma come un soggetto autonomo, difficile da controllare, capace di utilizzare le proprie fonti e di entrare in relazione con ambienti diversi.

รˆ probabilmente qui che si trova il punto centrale di una vicenda che non va letta come una semplice frequentazione tra un giornalista e una fonte istituzionale. Il rapporto tra D'Amato e Pecorelli fu qualcosa di piรน significativo: un canale di comunicazione tra lโ€™Osservatore Politico e i vertici dellโ€™intelligence interna, fatto di utilitร  reciproca, prudenza, sospetto, informazioni, mezze ammissioni e, naturalmente, zone rimaste opache.


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09 set 2026, 13:46

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09 set 2026, 00:47

ยซNon vedevo, non sapevo, non capivoยป. รˆ quasi un ritornello quello che attraversa le deposizioni dei maggiori leader politici italiani davanti alla Commissione parlamentare dโ€™inchiesta sulla P2.

Andreotti sostiene di aver compreso lโ€™importanza di Licio Gelli soltanto in seguito. Fanfani ricorda qualche incontro, ma nessuna particolare consapevolezza. Forlani afferma di non averlo mai conosciuto. Craxi racconta di averlo incontrato una volta, senza immaginare che fosse realmente il capo della P2. Zaccagnini dice di non aver ยซavvertito assolutamente nienteยป. Berlinguer spiega di aver appreso dalla stampa ciรฒ che sapeva della loggia. Spadolini colloca nellโ€™intervista concessa da Gelli al Corriere della Sera, nellโ€™ottobre 1980, il momento in cui comprese la gravitร  del fenomeno.

Eppure la P2 non viveva ai margini della Repubblica. I suoi uomini occupavano posizioni importanti nei servizi segreti, nelle forze armate, nellโ€™economia, nellโ€™informazione. Il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi finanziava i partiti. La Rizzoli e il Corriere della Sera erano diventati terreno di scontro e mediazione politica. Dirigenti dei partiti incontravano uomini della loggia; altri avevano rapporti con vertici dei servizi che sarebbero poi comparsi negli elenchi di Castiglion Fibocchi. E il nome di Gelli circolava sulla stampa ben prima della scoperta delle liste nel marzo 1981.

Possibile che nessuno avesse visto o saputo qualcosa? E soprattutto che un sistema di relazioni cosรฌ ramificato fosse rimasto invisibile proprio agli uomini che governavano il Paese?

In realtร  la P2 non agรฌ prevalentemente come un corpo estraneo deciso a conquistare dallโ€™esterno le istituzioni. Al contrario avrebbe invece sfruttato i meccanismi giร  esistenti del potere: finanziamenti, mediazioni, nomine, affari, servizi segreti, controllo dellโ€™informazione. Di fatto la loggia si estese all'interno delle stesse zone grigie nelle quali si muovevano partiti e gruppi dirigenti.

Per questo le dichiarazioni di inconsapevolezza diventano il cuore politico del problema. La P2 era arrivata a essere cosรฌ interna al sistema da non essere piรน percepita come qualcosa di estraneo.

Da qui lโ€™immagine piรน efficace e insieme piรน inquietante per definire la loggia. Un ยซgrande scheletro nellโ€™armadio dei partitiยป capace di rimandare non soltanto a responsabilitร  individuali, ma a un sistema di relazioni, convenienze e reciproche protezioni capace di rendere meno convincente la tesi di una classe politica rimasta, quasi tutta, allโ€™oscuro di ciรฒ che stava accadendo.

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03 set 2026, 13:13

Nazionalista, dirigente politico, imprenditore, uomo segnato dalle faide e dalle zone grigie della Corsica. La parabola di Alain Orsoni attraversa quasi mezzo secolo di storia dellโ€™isola, dalle lotte clandestine del FLNC alle scissioni interne, fino agli intrecci con la criminalitร  e a un assassinio ancora senza colpevoli.

Orsoni cresce in una Corsica che cambia rapidamente. Negli anni Settanta matura la propria coscienza politica e si avvicina al nazionalismo. Poi arrivano la clandestinitร , le nuits bleues, il confronto con lo Stato francese. Ma il movimento corso si frantuma: alla fine degli anni Ottanta divisioni e dissidi aprono una stagione di lotte intestine e faide sanguinose.

Orsoni sopravvive a quella fase, si allontana progressivamente dalla militanza, si dedica agli affari e al calcio, fino alla presidenza dellโ€™Ajaccio. Il passato, perรฒ, continua a seguirlo.

Nel gennaio 2026 viene ucciso con un colpo sparato da lunga distanza durante il funerale della madre. Gli investigatori individuano nel maquis il possibile punto di tiro e recuperano un bossolo, ma lโ€™inchiesta resta aperta.

Intorno alla figura di Orsoni si sovrappongono infatti piani diversi: politica, vendette, vecchie scissioni del nazionalismo, affari e criminalitร  organizzata. Come ci ha raccontato la giornalista dโ€™inchiesta Hรฉlรจne Constanty, questa stratificazione rende difficile capire chi potesse volerlo morto โ€” e perchรฉ.

Insomma, dire ยซtantiยป equivale quasi a dire ยซnessunoยป. รˆ forse qui che la parabola di Alain Orsoni trova la sua conclusione piรน amara: in una Corsica dove, per decenni, politica e crimine, militanza e rivalitร  hanno finito spesso per sovrapporsi.

Per approfondire [contenuto riservato agli abbonati]: https://spazio70.com/nuovo-mondo-doggi/crisi-e-conflitti/alain-orsoni-vita-e-ombre-di-un-nazionalista-corso/

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Alain Orsoni, vita e ombre di un nazionalista corso - Spazio70

Nazionalista, dirigente politico, imprenditore, uomo segnato dalle faide e dalle zone grigie della Corsica. La vita di Alain Orsoni racconta mezzo secolo di lotte, scissioni, violenze e intrecci criminali, fino a un assassinio ancora avvolto nel mistero.

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28 ago 2026, 14:16

Alla fine degli anni Settanta il Corriere della Sera non era semplicemente il piรน autorevole quotidiano italiano, ma uno dei principali luoghi di potere. E soprattutto uno tra quelli nei quali si formava realmente lโ€™opinione pubblica nazionale. E' proprio per questo che la vicenda della P2 allโ€™interno del gruppo Rizzoli rappresenta uno degli episodi piรน delicati, e meno ricordati, nella recente storia dellโ€™informazione italiana.

Una delle vicende di maggior interesse riguarda il caso ENI-Petromin. Mentre crescevano i sospetti sullโ€™enorme provvigione collegata alla fornitura di petrolio saudita, il Corriere sostenne ripetutamente la necessitร  di portare avanti lโ€™operazione. Quando il socialista Rino Formica denunciรฒ il rischio che quelle enormi somme potessero servire a โ€œsistemareโ€ gruppi editoriali, tra cui la stessa Rizzoli, e soprattutto a finanziare operazioni politiche oscure capaci di modificare gli assetti politici del Paese, il quotidiano reagรฌ con durezza attaccando frontalmente lo stesso Formica e sostanzialmente facendosi latore dei messaggi ricattatori di Gelli, Ortolani e Calvi in riferimento alla gestione finanziaria del PSI tenuta a galla anche grazie ai finanziamenti dell'Ambrosiano.

Il momento simbolico, o forse il piรน "basso", arrivรฒ il 5 ottobre 1980 quando il Corriere pubblicรฒ una lunga intervista di Maurizio Costanzo a Licio Gelli: ยซParla, per la prima volta, il โ€œsignor P2โ€ยป. Fu di fatto il culmine del controllo piduista sulla Rizzoli e sul quotidiano. Solo pochi mesi piรน tardi, nel marzo 1981, il ritrovamento degli elenchi di Castiglion Fibocchi avrebbe mostrato al Paese lโ€™estensione della rete gelliana.


https://www.spreaker.com/episode/462-il-corriere-della-sera-piduistizzato-una-storia-dimenticata--74720147

Spreaker

[462] Il Corriere della Sera ยซpiduistizzatoยป. Una storia dimenticata

Tra la fine degli anni Settanta e lโ€™inizio degli Ottanta, il Corriere della Sera finรฌ al centro della rete di interessi della loggia P2. Una storia di potere, finanza e controllo dellโ€™informazione, tra Rizzoli, Gelli, Ortolani e Calvi. La storia di un grandeโ€ฆ

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25 ago 2026, 15:41

Il 16 marzo 1978, dopo lโ€™agguato di via Fani e il rapimento di Aldo Moro, lo Stato italiano mise in moto un apparato imponente. Posti di blocco, perquisizioni, controlli, comitati politici e operativi. Eppure, per cinquantacinque giorni, i servizi segreti non riuscirono a fornire alcun contributo decisivo alla ricerca del presidente della Democrazia cristiana.

Anni dopo, la relazione di minoranza presentata da Massimo Teodori alla Commissione parlamentare dโ€™inchiesta sulla P2 pose una domanda precisa: davvero fu fatto tutto il possibile per ritrovare Moro e salvarlo? Lโ€™obiettivo non era ricostruire il sequestro o individuarne gli esecutori, ma verificare ยซla presenza, lโ€™influenza, le attivitร  e gli effettiยป della P2 e dei suoi appartenenti nella vicenda.

Il quadro delineato era inquietante. Ai vertici del SISMI e del SISDE si trovavano Giuseppe Santovito e Giulio Grassini, entrambi iscritti alla P2. Piduisti erano anche altri uomini presenti negli organismi politici e operativi costituiti durante lโ€™emergenza.

Ma il problema non riguardava soltanto i nomi. Poche settimane prima del sequestro era stato smantellato lโ€™Ispettorato antiterrorismo diretto da Emilio Santillo: una struttura che aveva accumulato informazioni sui gruppi eversivi e giร  rivolto la propria attenzione alla P2 e a Licio Gelli. Uomini, archivi e capacitร  operative furono dispersi proprio mentre nasceva il nuovo SISDE, che affrontรฒ i 55 giorni in condizioni di gravissima debolezza.

Teodori arrivava cosรฌ al nodo centrale: quelle inefficienze furono soltanto il risultato di disorganizzazione e incapacitร  oppure esistette una convergenza di comportamenti che finรฌ per impedire risultati positivi?

La relazione non sosteneva di possedere la prova di un disegno deliberato per impedire la salvezza di Moro. Registrava perรฒ una circostanza: gli organismi incaricati di ritrovarlo agirono con risultati opposti alla funzione che avrebbero dovuto assolvere. E in molti di quegli organismi erano presenti uomini della P2.

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20 ago 2026, 00:50

Roberto Calvi, il Banco Ambrosiano e i finanziamenti ai partiti politici italiani.

Proponiamo la lettura di alcuni passi della relazione di minoranza prodotta dall'onorevole Massimo Teodori, giร  membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2.
Al centro della documentazione i rapporti finanziari, riconducibili al Banco Ambrosiano e a Roberto Calvi, con il Partito socialista italiano (PSI) e il Partito comunista italiano (PCI).

Di particolare interesse risulta il tema dei finanziamenti concessi al PCI: un capitolo poco ricordato della recente storia politica e finanziaria italiana, ricostruito attraverso quanto riportato nella relazione Teodori.

L'episodio qui presentato, in formato podcast, propone passi scelti del documento, mantenendo al centro la fonte e lasciando alle carte il racconto dei fatti.

https://youtu.be/7Ys_ml0qspU
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